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Come mettersi in proprio con i microcontrollori?

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[51] Re: Come mettersi in proprio con i microcontrollori?

Messaggioda Foto Utentesimo85 » 26 set 2012, 2:10

Secondo me l'idea di un negozio online non è male.

Senza il sito è molto difficile farsi pubblicità a dovere, ma allo stesso tempo non bisogna contare sui soli prodotti da vendere sul sito ma bensì avere sempre un cosìdetto "piano B", ossia clienti principali per cui si lavora, e clienti eventuali per i prodotti del negozio online, che potrebbero anche diventare potenziali clienti fissi e richiedere progetti interessanti.

Un primo prodotto da vendere online potrebbe per esempio essere una scheda di valutazione ben fatta ad un prezzo ragionevole. È un circuito che fanno in parecchi e si vende eccome, pubblicizzandolo a dovere (è il caso di Arduino, che poi piaccia o no è un altro discorso). Qualcuno che la compra arriva sicuro, che siano in tanti dipende da come sono state organizzate le cose, ad esempio il supporto con le documentazioni. Sembra una stupidaggine ma il cliente queste cose le guarda eccome.

Penso che nonostante il cammino sia in salita bisogna comunque essere ottimisti.

Buoanotte anche da parte mia.
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[52] Re: Come mettersi in proprio con i microcontrollori?

Messaggioda Foto UtenteAOX » 26 set 2012, 8:29

Riguardo al controllo delle royalties sulla programmazione dei micro un tempo era più facile perché usavano poco gli SMD. Tuttora ricevo i primi giorni del mese scatole con un tot di stecche di micro in dip (quindi non SMD) che programmo o delego a qualcuno (di fiducia) e poi si brucia la rilettura.
E' quasi un relax programmare tali micro e poi quelle ore sono piacevoli perché il rapporto guadagno/tempo subisce un picco elevatissimo rispetto all'andamento molto piu basso ed uniforme del resto del mese.
Con l'SMD essendo i micro difficili (o impossibili) da mettere nel programmatore prima di saldarli (tranne pochi casi) ho risolto in due modi. Il più pratico e usato è quello di un micretto con pochi pin (in dip e non SMD) da mezzo euro infilato su uno zoccolo tornito che fa da chiave sul micro vero e proprio in SMD. L'altro è quello possibile sui micro che hanno un serial number interno (es il MAC address o un semplice seriale unico e bruciato di fabbrica). Con un tool software creato ad hoc genero un insieme di corrispondenti seriali da far caricare a posteriori sulla memoria a schede saldate. I due numeri devono ovviamente essere compatibili.

Riguardo i prodotti cerca qualche cosa sul quale hai idea a chi vendere e come. Prodotti per il privato, tipo gadget o apparecchietti per lo sport, potrebbero anche funzionare ma penso l'unica strada sia quella di Internet e di una grandissima visibilità. E' probabile che n. singole persone sparse nel mondo si incuriorsiscano e comperino. Ma tieni conto che vendere singoli pezzi spicci richiede un buona organizzazione gestionale, un magazzino sempre pronto, e un sito molto automatico ed impegnativo.
Esistono comunque supporti di logistica e di vendita per tuo conto (anche molto noti e diffusi) ma hanno dei costi.
Tieni poi conto che esitono ditte del settore che hanno già una struttura e una gamma di prodotti che farai molta fatica a contrastare. Quindi dovrebbe essere la famosa "idea galattica" da proporre come unico prodotto ben definito per un mercato ben delimitato (la "supernicchia").

Se entri invece più nel mondo dell'industria e del lavoro in genere, dopo la vendita di un singolo prodotto di test, ne può seguire la vendita un po' più di serie allo stesso cliente. Mi raccomando: non dire che faccio la concorrenza alla Siemens perché ciò che io faccio non la sfiora neanche da vicino e non ci penso neanche. Io quello che faccio va solo a coprire una piccola nicchia di prodotti, più o meno di contorno, di come ce ne sono tanti altri fatti più o meno bene da tante ditte piccole o semiartigianali. Solo che cerco di fare delle cose con qualche miglioria o nuova idea, col mio punto di vista o magari anche più economiche. Spesso trafficando in officine vedo schede di varia natura e di contorno fatte con i piedi e non vedo perché non cercare di migliorarle. Lo sai che per far contente ditte importanti ho pure fatto le riparazioni di scheduncole anche commerciali che cascavano a pezzi e con piste che si stracciavano, fino a quando si sono decisi di farmele rifare un po' più solide e magari con altre migliorie?
Internet è una grande vetrina e ti fa capire quanto sia grande il mondo ma devi avere uno o più prodotti ben definiti e chiavi in mano. A me ha permesso di capire alcune cose e ora sto di conseguenza lavorando pesantemente per correggere il tiro. Inoltre mi ha permesso di conoscere nomi, ditte e persone che manco immaginavo e tieni conto che spesso da cosa nasce cosa. La prima volta che ho venduto all'estero pensa era a Singapore e la seconda in Turchia è non è così banale sapere come fare con i documenti ed il resto. La cosa più facile è invece vendere in Europa (per quanto si parli male dell'Europa per tutti i noti problemi), si semplificano diverse cose ed i costi di trasporto sono accettabili.
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[53] Re: Come mettersi in proprio con i microcontrollori?

Messaggioda Foto UtenteGuidoB » 27 set 2012, 0:19

Come avevo promesso ieri, racconto esempi pratici da cui io per primo devo imparare, ma penso che sia utile anche per altri nella stessa situazione.

Correva l'anno 1999, e c'era una villetta in ristrutturazione bisognosa di antifurto. Cercai sul mercato ma non trovai soluzioni che mi piacessero, e visto che avevo voglia di imparare a programmare microcontrollori decisi di farlo io, dopo aver chiesto di posare i corrugati sotto traccia e le scatole di derivazione per un impianto completamente via filo.

Dato che le specifiche le stabilivo io, non resistetti ad aggiungere quello che mi veniva in mente \:D/ , con l'effetto di allungare enormemente i tempi di sviluppo. Questo avrebbe ammazzato qualunque progetto su commissione, dove si implementano le richieste e basta. Ma io non avevo limiti di tempo ed era un'occasione per sperimentare, rendermi conto che si poteva far meglio ed imparare dai miei errori.

Ne venne fuori una scheda con un micro che gestiva il tutto, e una tastiera per impostare tempi, configurazioni e codici segreti. C'era una parte di diagnostica con controlli periodici della batteria, memorie di black-out e inattività prolungata dei sensori, limiti di allarmi se un sensore "impazzisce". Manteneva memoria del numero di allarmi per sensore e globale, bla bla bla. Aveva anche qualche caratteristica diciamo così "domotica", rudimentale ma comoda.

La installai con batteria, contatti, sensori, sirene, combinatore telefonico, la lasciai in servizio per un po' e andò tutto bene. Pensai di poter venderla a qualche ditta di antifurti, e cominciai a cercare...

Mi accolsero e trattarono bene, ma purtroppo l'interesse calò in fretta.

Primo problema: la centralina è via filo. Nessuno la vuole. Ci vuole tempo e costa murare i corrugati, l'installazione diventa lunga e costosa [-X . Io l'avevo fatta così perché si potevano facilmente aggiungere tracce durante una ristrutturazione, e poi mi sembra meglio telealimentare i sensori e dimenticarsi di loro anzichè dover cambiare varie pile ogni anno, e poi la trasmissione radio è più soggetta a disturbi e sabotaggi... [-X niente da fare.

Secondo problema: non ha un display. Bisogna impostare i parametri col manuale alla mano, i comandi sono tutti numerici, la lettura della diagnostica è binaria via buzzer... troppo complicato per i non addetti. Risparmiare il display e la sua gestione non vale la candela #-o .

Terzo problema: vorrei partecipare agli utili, posso consegnare gratis il progetto in cambio di una royalty per centralina costruita. Io fornirei i micro programmati col codice protetto. "Ma se noi facciamo una produzione e poi a lei succede qualcosa... facciamo gli scongiuri..." "Posso depositare il firmware in busta sigillata con tutte le istruzioni." "No, no... [-X " Insomma, non avevano proprio voglia di dipendere da un esterno.

Quarto problema: le ditte che producono antifurti hanno già le loro linee più o meno sofisticate, con componenti più o meno standardizzati, magari interessa integrare qualche idea nelle loro linee, ma un prodotto totalmente fuori dai loro standard è un problema. Quindi... :( arrivederci e grazie.

Alcune cose si potevano correggere, ma non avevo voglia di spenderci altro tempo (adesso magari sì... vedremo :mrgreen: ).

Allora contattai due riviste di elettronica, insistetti un po', andai alla sede di entrambe e una accettò di farne un articolo in due parti, completo di sorgenti da scaricare da internet. Ne feci una versione semplificata per loro, togliendo la tastiera e le parti "domotiche" che preferivo tenere per me, tanto a loro non interessavano e mi pagavano uguale.

Morale della favola:

bisogna ascoltare il mercato e i bisogni che ha, prima di fare qualcosa. Qualcosa perfettamente su misura per qualcuno è inadatto per qualcun altro. E se l'altro rappresenta il grosso del mercato, non sfondi e non puoi fare grossi numeri.
Magari va bene per un mercato di nicchia, ma
TardoFreak ha scritto:non è così semplice da riuscire a fare, non nel senso che sia difficile produrre un oggetto quanto trovare la nicchia di mercato dove inserirsi.
E non è per niente semplice.
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[54] Re: Come mettersi in proprio con i microcontrollori?

Messaggioda Foto UtenteAOX » 27 set 2012, 8:16

Le ditte che costruiscono antifurti sono tante ed ognuna ha i suoi sistemi, le loro linee di prodotti e le loro schede. Difficilmente penso che possano dare una veste finita, in mezzo agli altri loro prodotti commerciali, ad un progetto che gli viene proposto dall'esterno. Quando facevo i primi anni dell'università ho autocostruito qualche antifurto (in logica cablata) chiusi in robuste cassette metalliche e li installavo in negozi o abitazioni di conoscenti, più per hobby che per guadagno. Poi negli anni è diventato pesante seguirli (perché minimo ogni tanto va cambiata la batteria tampone). Ora sono passati circa 30anni e per fortuna sono stati smaltiti o rimpiazzati. Io ora in casa ne ho uno già fatto, perché ne ho la nausea.

A parte questo, dopo averti raccontato parte della mia personale esperienza lavorativa in proprio, vorrei farti una precisazione. Non ti fare fuorviare da quanto ti ho detto perché lavorare in proprio non è facile quasi per nessuno, me compreso. Quindi non voglio illuderti che con royalties o altre strade si possa guadagnare da vivere. Rivedo nei tuoi racconti e nella tua passione per l'antifurto ciò che è già capitato a me, quando li progettavo immaginando chissà quale futuro business.
Inoltre, come padre di famiglia visto che ne ho anche io dei figli, mi sento di dirti che a fronte di un lavoro da dipendente, mi sembra di aver capito perso, non ti infognare subito a studiare chissà quale micro potente, a crearti librerie e farti esperienza a fondo perduto. Di tempo ce ne vorrebbe talmente tanto che nel frattempo potresti avere delle necessità economiche, in particolare per portare avanti la famiglia. Poi magari il giorno che trovi davvero un'occasione buona da sfruttare scopri che il micro e l'esperienza fatta non è poi così centrata.
Quindi parti dalla direzione opposta, cioè dalla fine. Immagina di avere una bacchetta magica che al volo ti realizza il prodotto che vuoi e con questo nelle mani prova a vedere quale sarà il seguito: a chi venderlo, come, a che prezzo. Il percorso è lungo ma se provi ad entrare dall'uscita potresti trovare prima l'ostacolo che ferma la catena e risparmiarti tutta la strada che avresti fatto partendo dall'ingresso.
Per fare un prodotto, tecnicamante parlando, una strada bene o male la si trova sempre. Il problema è il dopo.
Comunque se ti serve qualche info tecnica o altro, visto che di scheduncole varie ne ho fatte ed industrializzate parecchie, chiedi pure che se posso aiutarti, nel limite della mia vita già incasinata, lo faccio volentieri.
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[55] Re: Come mettersi in proprio con i microcontrollori?

Messaggioda Foto UtenteGuidoB » 28 set 2012, 1:27

AOX ha scritto:a fronte di un lavoro da dipendente, mi sembra di aver capito perso,

Sì, dopo 5 anni domani è l'ultimo giorno per me e altri due colleghi, per la crisi che colpisce duro. Ma ho vissuto situazioni peggiori e ne sono venuto fuori.

<OT> Magari sono ancora un po' scottato per le "modalità", però pensare di ritrovare adesso un lavoro da dipendente sottoccupato e mal pagato (perché è questo che si trova adesso, quando si trova, almeno qui in Spagna dove siamo al 25% di disoccupazione, la più alta della UE, e continua a crescere), e magari fra due-tre anni ritrovarmi di nuovo senza lavoro e cinquantenne, non mi va. Qualche curriculum continuerò a mandarlo rispondendo alle offerte più "interessanti", ma è tanto che ne mando e non risponde mai nessuno. Preferisco sfruttare l'anno e mezzo di disoccupazione che (salvo manovre di fine mese) dovrebbero pagarmi, per costruirmi un'attività mia. Mia moglie lavora e siamo "risparmiosi", qualche soldo l'abbiamo messo da parte.
Ho sempre fatto il tecnico, mi piace anche se a volte è dura e non sai dove sbattere la testa. Voglio provare questa strada, non saranno rose e fiori ma se non lo faccio mi resterà il rimpianto di non averci provato.

Se va male, ci avrò perso la differenza tra uno stipendio basso e il sussidio di disoccupazione, che vista la situazione è bassa o negativa. Inoltre restando io a casa risparmiamo il mio costo dei viaggi per andare al lavoro, la mensa dei bimbi e la baby sitter: in tutto quasi 500 € netti al mese. Mi spiace per le baby sitter, gli asili nido che chiudono, il personale delle mense scolastiche che teme riduzioni, ma ai disoccupati conviene tenere i figli a casa. E così la disoccupazione si auto-alimenta. </OT>

TardoFreak ha scritto:- Studiare e sperimentare su tanti, tanti micro. Dai piccolini ad 8 bit ai bestioni trucidi a 32bit. Prima di aprire la ditta ho studiato per un anno come un matto da mattina a sera per aggiornarmi e da allora non ho mai smesso. Tutt' oggi continuo ad aggiornarmi sui micro e a sperimentare perché la conoscenza è oro.

AOX ha scritto:non ti infognare subito a studiare chissà quale micro potente, a crearti librerie e farti esperienza a fondo perduto. Di tempo ce ne vorrebbe talmente tanto che nel frattempo potresti avere delle necessità economiche, in particolare per portare avanti la famiglia. Poi magari il giorno che trovi davvero un'occasione buona da sfruttare scopri che il micro e l'esperienza fatta non è poi così centrata.

Sembrano due approcci opposti, o ho capito male io. Penso anche che c'è una terza strada che li unisce, "imparare lavorando". Ci vorrebbero all'inizio progetti con scadenze lunghe che mi lasciassero il tempo di imparare. Il "progetto-esercizio" che ho nominato in qualche post più sopra dovrebbe quindi essere anche vendibile.
AOX ha scritto:Quindi parti dalla direzione opposta, cioè dalla fine. Immagina di avere una bacchetta magica che al volo ti realizza il prodotto che vuoi e con questo nelle mani prova a vedere quale sarà il seguito: a chi venderlo, come, a che prezzo. Il percorso è lungo ma se provi ad entrare dall'uscita potresti trovare prima l'ostacolo che ferma la catena e risparmiarti tutta la strada che avresti fatto partendo dall'ingresso.
Per fare un prodotto, tecnicamante parlando, una strada bene o male la si trova sempre. Il problema è il dopo.

Bello e utile questo consiglio, ti ringrazio molto.
Quindi i "progetti-esercizio" (e tutti gli altri) dovrebbero essere scelti partendo dalla "seconda fase".

Se ho ben capito, in pratica penso a qualcosa da fare e raccolgo le prime informazioni da Internet: che cosa c'è già, chi lo fa, chi lo compra, se possibile quanto costa.
Se mi sembra di poterlo far meglio e/o meno caro contatto potenziali clienti e dico: "Vi interesserebbe bla bla bla... Ma sapete se c'è già qualcuno che lo fa? A quanto lo vende (domanda indiscreta ma molto utile)? Ma fa anche bla bla bla...? Quanti pezzi più o meno ve ne servono all'anno?" E se mi sembra che funzioni: "Se non vi dispiace faccio un salto lì da voi e mi spiegate bene che cosa vi serve, intanto vi mando qualche disegno di come l'ho capito io..." "Mi ci vorrà un po' a farlo, ma è per farlo bene".

Sono sulla strada giusta o sbagliata? Ho dimenticato qualcosa di importante? Grazie a tutti.
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[56] Re: Come mettersi in proprio con i microcontrollori?

Messaggioda Foto UtenteOrso71 » 28 set 2012, 7:58

I tecnici e io sono uno di loro, affrontano l'idea di lavoro autonomo in un modo che spesso non porta da nessuna parte. Credono (crediamo) che basti avere una bella idea e saper progettare bene per avere successo. Tristemente non è così. Lo vediamo sugli scaffali dei negozi che gli oggetti in vendita sono spesso malfatti o comunque molto migliorabili. Ma loro vendono e noi no. Se si tratta di sopravvivere allora si può lavorare in economia. Spendere poco, cercarsi i clienti, soddisfarli e tirare avanti. Se altrimenti si cerca di fondare una azienda per farla crescere credo bisogni guardare ciò che hanno fatto gli altri. ed è molto diverso. Bisogna rendersi conto che l'elettronica in un qualsiasi prodotto è una parte quasi irrisoria se si compara con la meccanica il packaging la documentazione, il marketing. Fare impresa ha bisogno di persone che si dimenticano il prodotto visto dall'interno e lo vedono da sopra, da fuori. Persone che passano il giorno tra business plan, cash flow, joint venture agreements e tutte le altre caxxate che a noi tecnici danno fastidio. A è un tecnico innamorato del suo lavoro e B un puro commerciale che non conosce neppure la legge di ohm. Entrambi fanno il prodotto X. A parte dal progetto, sceglie i migliori componenti, li compra su RS e fa un prototipo. Lo migliora fino a renderlo perfetto poi dice "come sono bravo, adesso troviamo da venderlo". E non vende nulla. B parla con le banche e con le associazioni di settore e con la Provincia e la Regione, magari una dove non abita ma che può dare sovvenzioni. Se ne frega altamente del prodotto ma sa esattamente le funzioni che deve avere. Quando ha firmato le lettere di intenti con la General Trading che si occuperà della distribuzione, con la società di leasing che si occuperà del finanziamento, con la consulting indiana che farà il progetto e quella cinese che farà il prodotto avrà fatto il suo lavoro. Il prodotto di B sarà venduto, farà più o meno schifo, ma si troverà in tutti gli scaffali. Il prodotto di A sarà un gioiello ma sarà solo sul suo banchetto da obbista tra la sala da pranzo e la cameretta dei bambini.
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[57] Re: Come mettersi in proprio con i microcontrollori?

Messaggioda Foto UtenteAOX » 28 set 2012, 8:39

Non è che sia giusto o sbagliato l'approccio di uno o dell'altro. Anche io ho dedicato e dedico tantissimo del mio tempo a creare librerie, mezzi di lavoro e a studiare/pensare, senza un diretto ed immediato ritorno da parte di qualche cliente che me lo ha chiesto.
Tanti che mi vedono entrare in ufficio alle 7 della mattina, correre a casa per mezzora a mangiare e poi ritornare a casa la sera oltre le 20, mi dicono: ammazza quanto lavoro hai e quanto guadagnerai.
Altri che fanno mestieri diversi la vedono così: tante ore di lavoro uguale tanto guadagno (peccato che non ho un sindacato che mi difenda da questo sopruso).
Ma non sanno che buona parte di quel tempo lo dedico a mettere a punto i miei metodi di lavoro. Se fossi veramente pagato ad ore per tutto quel tempo penso che sarei veramente ricco.
Questo studiare a fondo perduto (come io lo chiamo) poi spesso trova applicazioni concrete appena ti capita un progetto. Molto spesso sono io che quando un cliente mi chiede di sviluppare qualche cosa lo convinco e lo persuado con ogni mezzo e lo porto verso ciò che è bello pronto o riciclabile. Poi magari alla fine è pure più contento dell'idea migliore che ci è appena venuta assieme!
Quello che io mi sono sentito di dirti è però che sei già grandino (non ti offendere perché io sono messo peggio) e hai già famiglia, figli e spese. Quindi deve arrivare a qualche cosa di concreto, economicamente parlando, molto prima di me perché io ho avuto tanto più tempo a disposizione. Nei miei primi anni di libera professione ero ancora un "banboccione", come si suol dire, con mamma e papà, facevo progetti ad ore su commissione, poi ho ho avuto, strada facendo, la fortuna di beccare alcune situazioni stile royalties che mi hanno dato entrate comunque, anche quando non avevo richieste di nuovi progetti, ed inoltre studiavo e ristudiavo per mio conto. Quindi io me lo sono potuto anche permettere di dedicare tanto tempo per studiare e prepararmi il terreno, perché comunque avevo altre cose che viaggiavano in parallelo. E questo lo faccio tuttora e forse di più ma proprio perché andando avanti col lavoro si sono poi sempre ricreate altre situazioni che mi sorreggono.
Per questo ti dico da una parte di studiare comunque che non fa male ma anche di dare un occhio in anticipo sul dopo perché fare progetti costa tantissimo tempo e sarebbe un peccato metterlo poi nel cassetto. Poi oltre ad un prodotto tuo su cui credi e che vuoi poi proporre, vedi se trovi contemporaneamente anche qualche altro lavoro o progetto per qualche ditta o cliente di quelli "mi faccia quello che chiedo perché devo andare a breve in produzione". Considera che dove per qualcuno c'è produzione e quindi guadagno c'è maggiore propensione a far guadagnare anche a chi gli da un servizio utile a raggiungere quel guadagno.
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[58] Re: Come mettersi in proprio con i microcontrollori?

Messaggioda Foto UtenteTardoFreak » 28 set 2012, 8:51

GuidoB ha scritto:... Sembrano due approcci opposti, o ho capito male io. ...

Sono due risposte a due domande diverse.
Uno è quanto bisognerebbe, a mio avviso, fare per avere una buona preparazione per poter affrontare richieste o trovare la miglior soluzione. Una visione squisitamente tecnica. Devo ammettere che ho impiegato il 5% delle mie conoscenze sui micro per la progettazione dei miei prodotti.
L' altra è un modo in cui bisogna pensare per trovare una soluzione concreta per un problema concreto e guadagnare. E qui c' entrano altri aspetti: approvvigionamento, abbattimento dei costi, metodo di produzione, collaudi, protezione del firmware, commercializzazione, fiscalità, necessità di guadagnare.
I due aspetti, secondo me, convivono. Il primo mi permette di valutare velocemente la soluzione migliore (non la più bella ma la più conveniente), il secondo è un metodo di lavoro.
La conoscenza consente di evitare di incappare in problemi seri. Poi, per carità, tutto si risolve. Io preferisco avere più conoscenza per avere meno intoppi. Per questo motivo, quando posso, studio.
Voglio dire: cerchiamo di non confondere le cose come giustamente ha fatto notare Foto UtenteOrso71.
Piuttosto affrontiamo un esempio pratico analizzandolo nei particolari.
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[59] Re: Come mettersi in proprio con i microcontrollori?

Messaggioda Foto UtenteTardoFreak » 30 set 2012, 23:58

gohan ha scritto:...Un primo prodotto da vendere online potrebbe per esempio essere una scheda di valutazione ben fatta ad un prezzo ragionevole...

Non sono d' accordo per una serie di motivi.
- Le schede, se sono di valutazione, si comprano da chi produce i microcontrollori. Nessuno meglio di loro è in grado di farti valutare le potenzialità di un micro anche perché è nel loro interesse farlo. Lo scopo di tali schede è quello di farti vedere quanto è figo il micro, punto e basta.
- Di schede di sviluppo (con pulsanti, LED e periferiche) ce ne sono parecchie, ben fatte ed a prezzi abbordabili.
- Chi ha un minimo di conoscenza se le fa da solo su millefori.
- Chi ci deve lavorare davvero spende quello che deve spendere perché il lavoro è una cosa seria.
- Chi non è capace ne compra una ma vuole spendere poco o niente quindi da questi non ci guadagni niente.
- Chi non sa proprio niente di niente e vuole risultati piccoli ed immediati compra il prodotto pappa-fatta. Il problema è che bisogna prepararla la pappa (impiegando tanto tempo per lo sviluppo) o infinocchiare l' utente con menate tipo l' open source.

E sull' open source voglio spendere un paio di parole portando come esempio arduino.
All' apparenza è un qualcosa che ognuno si può autocostruire, in pratica non è così perché ci hanno messo un integrato in QFN e quindi fuori dalla portata di quelli che lo comprano, ma lascia l' idea che uno se la potrebbe realizzare da solo, cosa che non farà. Inoltre bisogna affrontare la prima programmazione e quindi bisogna appoggiarsi a qualcuno che di solito non è mai vicino, non ha tempo, magari lo si conosce ma non si è proprio amici etc. etc. A conti fatti, in termini di tempo e denaro la salsa costerebbe più del pesce. Quindi si opta per l' acquisto. In pratica lo si acquista come una qualsiasi altra scheda ma si ha l' idea di non avere speso perché potenzialmente è autocostruibile. Una presa per il cxlo insomma.
Dietro c' è comunque il lavoro di preparazione della pappa che permette di fare lampeggiare un LED in modo semplice dando l' illusione di essere capaci a scrivere programmi.
Il momento magico dura poco, poi si sbatte la faccia contro la cruda realtà, si stende un velo pietoso e si va oltre. E' un po' quello che succede quando ci si incaponisce nella costruzione di un programmatore clonato o arrabattato. All' inizio funziona (più o meno) poi si finisce comunque a comprare quello della casa.
E' vero che tutti ci mettono del proprio riempiendo il database di programmi che fanno un qualcosa. Quasi mai fanno esattamente quello che si vorrebbe e quindi sono tanti, fanno tanto effetto ma sono completamente inutili dal punto di vista pratico. Modificare un programma molte volte è più difficile che scriverlo da capo. Anche qui entra in gioco la psicologia del "c'è un casino di software già scritto, quindi posso fare tutto" ma in pratica non si può fare niente che non vada oltre una semplice e banale sperimentazione da hobbista.
Diciamocelo francamente: solo un folle consapevole o un principiante inconsapevole potrebbe pensare di fare un prodotto vendibile utilizzando una cosa del genere. Nel momento in cui si trova davanti all' ingegnerizzazione di un prodotto agirebbe come tutti quelli che li realizzano: userebbe un approccio serio.
Potrebbe magari avere un senso a livello didattico ma è necessario che le scuole lo adottino altrimenti nisba. Se la scuola lo adotta allora anche un PIC16F84, una ciofeca galattica, trova il suo mercato.
Quindi o fai un qualcosa ed hai la fortuna che diventa o di moda o utilizzato dalle scuole, o fai un qualcosa dal prezzo stracciato (in pratica lo regali) oppure non hai mercato. Non solo ma non ti compri neanche il caffè che ti bevi alla mattina.
Si potrebbe pensare di sparare nel mucchio riuscendo così a vendere qualcosa. Sicuramente si venderebbe qualcosa ma su una cosa del genere non ci puoi basare il tuo sostentamento. Lo puoi fare a livello di test, di soddisfazione personale essendo sicuro di spendere ma non di guadagnare. Ma il lavoro non è un gioco ma una cosa seria.
Poi sai, l' open source ... prendiamo ad esempio il GCC. Ci sono voluti 20 anni prima che diventasse una qualcosa di affidabile ma è anche vero che se devi fare qualcosa di serio ti vai a comprare uno IAR o qualcosa di analogo (con alcune eccezioni). Prendiamo ad esempio il compilatore gcc per gli AVR. Per carità, funziona benissimo, è un gioiellino, ma prova a fare la stessa cosa con uno IAR e vedrai che la differenza si nota, eccome se si nota!

Tornando alla scheda di valutazione/sviluppo. Il target è l' hobbista inesperto. Inesperto quindi incapace, magari con molto tempo a disposizione ma incapace. Quindi gli devi fornire, oltre alla scheda, anche tutto il supporto per fare in modo che possa fare qualcosa ma questo vuol dire spendere una montagna di ore di lavoro per poi trovarsi con un qualcosa di comparabile a quello che già si trova in commercio. Non sarebbe una novità, non sarebbe meglio di altro ma sarebbe la solita cosa. Se lo facesse la microsoft o la apple magari avrebbe senso ma se lo fa un tizio qualsiasi che lavora da solo?
E' più facile guadagnarsi da vivere cambiando campanelli o sostituendo le pile ai cronotermostati che vendere schede di sviluppo. :mrgreen:

Poi, per carità, queste sono mie valutazioni e valgono quel che valgono. Magari mi sbaglio e non riesco a vedere il business. :-|
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[60] Re: Come mettersi in proprio con i microcontrollori?

Messaggioda Foto UtenteOrso71 » 1 ott 2012, 6:50

Non per rincarare la dose già da cavallo di Foto UtenteTardoFreak, ma gli investimenti dove li mettiamo? Per vendere una scheda bisogna averla a magazzino in quantità tale da soddisfare le vendite per un periodo almeno equivalente a quello di produzione. Per guadagnare bisogna venderne tante e i tempi di produzione con i terzisti è alto. Poi bisogna stampare i manuali, fare i CD-ROM, preparare e un sito. Se queste cose si fanno in economia, montaggi in casa, manuali con stampante da PC, CD-ROM masterizzati, sito pre-assemblato, sono tutte cose che si vedono e identificano il prodotto di bassa qualità. In un mercato dove l'acquirente è attento significa vendere zero. Se ci si affida a professionisti sono costi da capogiro. Un bel manuale rilegato in carta patinata e foto a colori costa migliaia di Euro solo di impianti. Quante schede bisogna vendere per rientrare di questi investimenti? Sempre parlano solo di costi diretti. Poi ci sono gli indiretti...
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