Cos'è ElectroYou | Login Iscriviti

ElectroYou - la comunità dei professionisti del mondo elettrico

Come mettersi in proprio con i microcontrollori?

Aggiornamenti, orientamento, lavoro, attività professionali, riviste, libri, strumenti EY, Tips and tricks, consigli e pareri generici

Moderatore: Foto Utenteadmin

2
voti

[41] Re: Come mettersi in proprio con i microcontrollori?

Messaggioda Foto UtenteTardoFreak » 24 set 2012, 16:23

Ehm ... per i motivi di cui sopra sto cercando di guadagnarmi da vivere. :-|
Ho un PCB da finire, poco tempo per farlo ed una famiglia da mantenere. :mrgreen:
"La follia sta nel fare sempre la stessa cosa aspettandosi risultati diversi".
"Parla soltanto quando sei sicuro che quello che dirai è più bello del silenzio".
Rispondere è cortesia, ma lasciare l'ultima parola ai cretini è arte.
Avatar utente
Foto UtenteTardoFreak
73,8k 8 12 13
-EY Legend-
-EY Legend-
 
Messaggi: 15763
Iscritto il: 16 dic 2009, 11:10
Località: Torino - 3° pianeta del Sistema Solare

0
voti

[42] Re: Come mettersi in proprio con i microcontrollori?

Messaggioda Foto Utentemir » 24 set 2012, 16:31

d'accordo Foto UtenteTardoFreak posso capirti togliendo il PCB per il resto abbiamo le stesse priorità/esigenze,questo però non esclude una futura possibilità . ;-)
Avatar utente
Foto Utentemir
63,2k 9 12 13
G.Master EY
G.Master EY
 
Messaggi: 21060
Iscritto il: 19 ago 2004, 21:10

5
voti

[43] Re: Come mettersi in proprio con i microcontrollori?

Messaggioda Foto UtenteAOX » 25 set 2012, 8:23

E' giusto darsi una regola su quanto fatturare ad ora, ma tenere il conto delle ore quando ogni tanto qualche cosa ti interrompe (vedi per esempio il telefono) non è semplice. Io normalmente ho un foglio prestampato con tante righe dove segno a posteriori le ore che mano a mano dedico ad un lavoro. Questo ovviamente a spanne perché nel frattempo sono stato disturbato anche da altro. A fronte di un preventivo già fatto serve poco, ma permette di farsi esperienza, anno dopo anno, su quanto preventivare la volta dopo.
Considera che capita spesso anche che, non solo ti chiedono un preventivo per quello che molti chiamano un "progettino da fare quando hai buco di tempo" (sperando di vedersi arrivare anche un "preventivino"), ma chiedono anche quanto costeranno le schede in produzione (senza manco le idee chiare sulle specifiche e sui quantitativi). Allora il mio montatore per valutare il montaggio mi chiede l'elenco esatto dei componenti, non solo di un progetto ancora da sviluppare, ma ancora da preventivare come progetto (figurati che gli posso dare). Se poi si considera che il costo dei componenti varia tantissimo (in funzione delle quantità, delle reperibilità e tanto altro) è impossibile.
Quindi o è un progetto o è una scheda da produrre o entrambi, ho dovuto rassegnarmi al famoso "sesto senso". Questo però lo si ottiene solo con tanta ginnastica quotidiana ma quando questo te lo chiedono dalla sera per la mattina è l'unica possibilità. Quasi nessuno capisce che in una notte non si può fare il preventivo per un progetto (e passi) ma anche per una successiva produzione di schede con 1500 componenti di 120 tipologie diverse.
Riguardo alla sola progettazione io però ho notato che il discorso ad ore è molto difficile da fare, anche per sopravvivere (viste che le ore sono al massimo un tot) e bisogna adattarsi alle diverse situazioni e tipo di clienti. Purtoppo le spese sono tante ed è vero che bisogna consideare che almeno la metà di quanto chiedi se ne parte in affitto, commercialista, spese, tasse, contributi, errori e tanto altro ma io ho tratto un sospiro di sollievo con altri sistemi.
In particolare avendo avuto occhio/fortuna nello stabilire con dei clienti seri, che producono seriamente, dei rapporti di lavoro dove, a fronte di un costo di progetto contenuto di minima, ho delle royalties sulla programmazione dei microprocessori (anche pochi euri). Questo già dal '97 mi ha permesso di fare un buon miglioramento in quanto mi lascia tempo per dedicarmi alle cose che più mi piace sviluppare, ferme restando delle entrate praticamente fisse anche senza avere sempre dei lavori ad ore. Anzi ti posso dire che per diversi anni passati le entrate da provigione sulla produzione costituivano l'80% delle entrate mentre per quel restante 20% mi sparavo tutto il tempo in progetti ad ore (ma l'ho fatto comunque perché tutto va tenuto in piedi). Ora la situazione è molto ma molto cambiata. Per fortuna le provigioni della produzione, a parte alcune in forte calo, mi tengono ancora buona sostanza perché i progetti ad ore per gli altri sono molto calati (ma per me è un bene perché mi posso dedicare meglio alle mie "cose"). Se prima parlavano di "progettini" per sminuire il preventivo ora parlano di "nanoprogettini" da fare in pochi microsecondi di tempo.
Avatar utente
Foto UtenteAOX
3.555 2 6 11
Master EY
Master EY
 
Messaggi: 232
Iscritto il: 20 mar 2011, 12:29

3
voti

[44] Re: Come mettersi in proprio con i microcontrollori?

Messaggioda Foto UtenteTardoFreak » 25 set 2012, 9:09

Concordo con Foto UtenteAOX sul fatto che è meglio avere una produzione o un qualcosa di costante che ti faccia guadagnare.
Io ho la mia produzione ma attenzione perché non è così semplice da riuscire a fare, non nel senso che sia difficile produrre un oggetto quanto trovare la nicchia di mercato dove inserirsi.
E non è per niente semplice.
Poi, per diminuire i costi, si può lavorare in casa. La cosa ha i suoi pro ed i suoi contro. I pro sono facilmente intuibili mentre i contro un po' di meno.
- Non si può fare costruzione/produzione e quindi bisogna appoggiarsi ad un montatore esterno. Si, il prototipo o la pre-serie a mano si possono fare ma non si possono installare in casa macchinari per la produzione.
- Non si possono avere dipendenti e quindi bisogna fare il lavoro in toto. Quindi bisogna essere un po' contabili, metodisti, ufficio acquisti, laboratorio, ufficio tecnico e ufficio commerciale.
- Si ha la sensazione di essere agli arresti domiciliari. Dopo una giornata in casa si sente la voglia di mettere il naso fuori. E' necessario abituarsi.
- Si corre il rischio di avere rotture di scatole direttamente a casa e non è una buona cosa. La vita privata deve essere distaccata dalla vita lavorativa.
"La follia sta nel fare sempre la stessa cosa aspettandosi risultati diversi".
"Parla soltanto quando sei sicuro che quello che dirai è più bello del silenzio".
Rispondere è cortesia, ma lasciare l'ultima parola ai cretini è arte.
Avatar utente
Foto UtenteTardoFreak
73,8k 8 12 13
-EY Legend-
-EY Legend-
 
Messaggi: 15763
Iscritto il: 16 dic 2009, 11:10
Località: Torino - 3° pianeta del Sistema Solare

2
voti

[45] Re: Come mettersi in proprio con i microcontrollori?

Messaggioda Foto UtenteDirtyDeeds » 25 set 2012, 10:07

Vorrei aggiungere una cosa: ho l'impressione che ci possa essere un mercato interessante per chi sappia coniugare bene progetto digitale e analogico, anche RF (non telecomunicazioni) e ottico. Sono campi che possono necessitare di maggiori investimenti di tempo e strumentazione (molta strumentazione costosa, però, si può affittare), ma la mia impressione è che siano campi ancora poco coperti.
It's a sin to write sin instead of \sin (Anonimo).
...'cos you know that cos ain't \cos, right?
You won't get a sexy tan if you write tan in lieu of \tan.
Take a log for a fireplace, but don't take log for \logarithm.
Avatar utente
Foto UtenteDirtyDeeds
55,9k 7 11 13
G.Master EY
G.Master EY
 
Messaggi: 7013
Iscritto il: 13 apr 2010, 16:13
Località: Somewhere in nowhere

1
voti

[46] Re: Come mettersi in proprio con i microcontrollori?

Messaggioda Foto UtenteOrso71 » 25 set 2012, 13:10

Impietoso ma necessario. La progettazione vive solo se a valle c'è una produzione anche minima di volume. Il compenso di un progettista è una fetta dell'utile delle vendite del oggetto progettato. Si deduce che si deve progettare quello che poi si vende. Cosa si vende oggi di elettronica? i-Phone, Flatscreen, GPS, compagnia bella e poco altro. Come si può pensare di progettare nel sottoscala questi oggetti? Quando ci sono centinaia di migliaia di indiani e cinesi che lo fanno a 250 dollari al mese con accesso a molte più strutture di noi? Il calcolo del costo orario fatto sopra è molto sottodimensionato. Non tiene conto dei costi indiretti che pesano più per le aziende piccole che per le grandi. Commercialista, un legale per i contratti altrimenti lo si prende proprio la, e via dicendo. Assicurazione? Accantonamenti per i clienti che non pagano o quelli che ti citano per non pagare? Sedersi a un tavolo oggi e fare un business-plan di un'attività di progettazione che parta in modo indipendente sul mercato senza essere collegata a uno specifico cliente-produttore è impietosamente fallimentare.
Avatar utente
Foto UtenteOrso71
157 1 4
No Rank
 
Messaggi: 143
Iscritto il: 22 set 2012, 10:26
Località: Conegliano Veneto

2
voti

[47] Re: Come mettersi in proprio con i microcontrollori?

Messaggioda Foto UtenteTardoFreak » 25 set 2012, 13:45

E' palese che il costo orario che ho calcolato è sottostimato. Il mio voleva essere solo un esempio per far ragionare sulle cifre. Il fatto è che anche con grandi cifre quel che rimane in tasca è veramente molto ma molto di meno.
Per quanto riguarda cosa produrre. Beh, di sicuro non quello che fanno già altri ed in generale non nel settore consumer.
Ci sono ancora alcune nicchie di mercato dove non si fanno numeri esagerati ma si fanno numeri tali da poter guadagnare.
Altra precisazione: non è vero che il progettista guadagna sulla royalty, accade alcune volte. Per esmpio se progetti qualcosa per una grande azienda col cavolo che otterrai una royalty. Ti pagano per il progetto ma poi finisce li.
"La follia sta nel fare sempre la stessa cosa aspettandosi risultati diversi".
"Parla soltanto quando sei sicuro che quello che dirai è più bello del silenzio".
Rispondere è cortesia, ma lasciare l'ultima parola ai cretini è arte.
Avatar utente
Foto UtenteTardoFreak
73,8k 8 12 13
-EY Legend-
-EY Legend-
 
Messaggi: 15763
Iscritto il: 16 dic 2009, 11:10
Località: Torino - 3° pianeta del Sistema Solare

0
voti

[48] Re: Come mettersi in proprio con i microcontrollori?

Messaggioda Foto UtenteOrso71 » 25 set 2012, 13:51

Non era una critica Foto UtenteTardoFreak, credo solo sia tanto sottostimato. specie se si vuole fare il calcolo di sopravvivenza. Il free-lance l'ho fatto in altri periodi, quando le ditte ti venivano a cercare per avere i progetti. Ora ti cercano solo per venderti quello che è restato in magazzino. Se si dimostra di saper fare qualcosa può essere che si possa lavorare nei laboratori di qualche azienda come consulente. Non si guadagna come una volta, ma può essere molto utile per lavorare su progetti più grandi e interessanti.
Avatar utente
Foto UtenteOrso71
157 1 4
No Rank
 
Messaggi: 143
Iscritto il: 22 set 2012, 10:26
Località: Conegliano Veneto

4
voti

[49] Re: Come mettersi in proprio con i microcontrollori?

Messaggioda Foto UtenteAOX » 25 set 2012, 17:25

Come giustamente dice Foto UtenteTardoFreak è vero che si può campare bene anche con i progetti venduti e non solo con le royalties. Nel mio caso specifico però queste mi hanno dato un grande sostegno che ora benedico visto che i progetti nuovi per conto altrui sono in calo. Ne ho fatti tanti e ne faccio ancora di progetti di varia dimensione venduti e poi basta e anche questi hanno avuto il loro importante contributo.
Sempre parlando per il mio caso (ripeto il mio e di questo solo posso parlare) ho tratto un buon giovamento anche da un altro filone oltre a quello delle royalties sui micro.
Visto che sono psicologicamente più predispoto all'hardware che al software (anche se ne ho fatto parecchio e tuttora ne faccio), visto che la cosa che mi pesa di più è essere torturato dai clienti con le continue modifiche e peripezie software e visto che la produzione poi si può anche delegare a ditte supeorganizzate, ho trovato valido su alcuni clienti il seguente approccio.
Faccio il progetto hardware iperdedicato ed ottimizzato al caso e scrivo il software di base limitandomi ai soli drivers delle periferiche con un minimo S.O. e lo vendo completamente al mio cliente produttore di macchine. Poi uno o più dipendenti del cliente lo finiscono di programmare in C limitandosi all'applicativo e senza entrare nel merito del microprocessore e dell'hardware. Poi gli fornisco le schede fatte ad hoc per la macchina su specifica e il software se lo svilupppano e mantengono in proprio. Questo fa sentire il cliente tranquillo perché ha in mano il progetto hardware ed è anche padrone del software e dei relativi segreti della macchina (cosa molto apprezzata).
Io faccio sempre le schede uguali e non voglio nenche sapere quali siano le questioni software e funzionali.
E' ovvio che tale sistema può avere il rischio che vanno a chiedere le schede da altri ma se si instaura un rapporto continuativo e di fiducia (e ci vuole tanta dedizione) la cosa funziona bene. Sempre parlando per me, anche questo ha portato ritorni continuativi diluiti nel tempo (anche per parecchi anni) che viaggiano in parallelo ai progetti oltre alla vendita iniziale comunque del relativo progetto hardware.
Le strade per vivere possono essere diverse e quando si lavora in proprio bisogna tenerne aperte il più possibile e ovviamente adattarsi a casi e situazioni abbastanza variegati.
Io purtroppo ho fatto anche degli errori, come quello di perseverare per anni nell'ordine professionale e basta, che non mi ha mai consentito di partecipare attivamente alla produzione se non tramite le royalties. Da un po' sono con due partite iva, due contabilità e due di tutto. L'ordine ing. mi dispiace mollarlo per tutti i contributi che ho versato fin dall'inizio ma mi è presto diventato stretto perché non si può fare niente che abbia a che fare con il materiale fisico.
Poi non parliamo di errori fatti per inesperienza, ingenuità e troppa fiducia nel prossimo, con questioni di società sbagliate. Comunque anche gli errori sono serviti per imparare qualche cosa anche se qualche volta a caro prezzo.
Avatar utente
Foto UtenteAOX
3.555 2 6 11
Master EY
Master EY
 
Messaggi: 232
Iscritto il: 20 mar 2011, 12:29

4
voti

[50] Re: Come mettersi in proprio con i microcontrollori?

Messaggioda Foto UtenteGuidoB » 26 set 2012, 1:50

Grazie ancora a tutti, questa discussione si fa sempre più interessante.
AOX ha scritto:Io normalmente ho un foglio prestampato con tante righe dove segno a posteriori le ore che mano a mano dedico ad un lavoro.

Anche i dipendenti compilano il "time sheet" per contabilizzare le ore dedicate a ogni progetto. "Sforare" con le ore, del 50% o del 100% o drammaticamente anche molto di più, è purtroppo un classico.
Il responsabile che decide quante ore sono necessarie quasi sempre le sottostima, magari perché deve mantenere l'immagine di un progetto fattibile e vantaggioso. Poi al dipendente tocca fermarsi tante ore, il più delle volte gratis, e nonostante questo non si riescono a rispettare i tempi delle varie "milestones".
In vent'anni da dipendente ho avuto (per due anni) un solo capo che sapeva fare stime attendibili, perché veniva dall'area tecnica e capiva il lavoro da fare. Comunque anche con lui c'era da trottare. Un'oretta e mezza gratis al giorno però bastava per rispettare le date, e con un buon ambiente e progetti interessanti dove imparavo e in qualche caso anche mi divertivo, a me non pesava. Allora però non avevo figli.
Quindi, da quello che mi avete scritto, ho capito che mentre per un dipendente lo stipendio a fine mese comunque arriva, per un libero professionista sforare del 100% vuol dire ricevere metà paga oraria di quella che si aspettava, che magari era già bassa, e restare impegolato a lungo senza potersi dedicare a qualcosa di più redditizio. Intanto il cliente scontento preme per la consegna e magari pretende il pagamento di una penale (che non paga mamma-ditta, ma il libero professionista direttamente). Cioè, una rovina.

Mi sembra anche di capire che la gran parte del lavoro e degli introiti viene da committenti esterni che commissionano progetti da realizzare, non da progetti propri con cui produrre e vendere in proprio.

La modalità di pagamento a ore (con limite di ore fatturabili) al termine delle quali si consegna tutto il materiale e i diritti, per come me l'avete descritta mi sembra il peggiore dei due mondi:
- il lavoro è complesso e va fatto presto e bene (caratteristica comune ai due mondi dei dipendenti e dei liberi professionisti);
- come un dipendente, il pagamento si basa sulle ore lavorate e magari neanche tutte. Anche se il tizio è in gamba e fa un lavoro di grande valore, perde ogni diritto sugli introiti che da esso derivano;
- come libero professionista, non vengono commissionati lavoretti "materasso" che ogni tanto permettono ai dipendenti di lavorare rilassati, e quando il lavoro non c'è non si viene pagati. In più c'è il rischio di perderci se si sfora troppo con le ore.

Quindi è fondamentale costruirmi una esperienza per capire che cosa posso fare e in che tempi, per essere in grado di sapere se accettare o no un lavoro. Per questo devo mettermi a smanettare con i "pezzi" che poi faranno parte delle macchinette che penso di progettare: microcontrollori, sensori, motorini, display, moduli radio TX-RX, modem cellulari, schede di memoria, protocolli WiFi, Bluetooth, ZigBee, Ethernet, USB, http, programmazione sotto Android. Niente di sofisticato, ma solo provare a far transitare informazione, imparare a usare i tool e mettere da parte le librerie necessarie. È un bel match, dovrò andare per gradi e probabilmente rimandare un po' di cose. Solo la programmazione di microcontrollori è un mondo. In realtà ho già programmato tanto in C e C++ in sistemi embedded grandi e piccoli per telecomunicazioni ma bisogna conoscere il micro e le periferiche che ha. Ho fatto qualcosina in Java, un piccolo sito in html/javascript, ho un'infarinatura di PHP, Python, Perl, SQL che può venir buona. Su molte cose devo aggiornarmi. Vi sembra buono questo piano iniziale di smanettamento? Quanto tempo mi ci vorrà?

Mi sembra molto interessante la formula menzionata da Foto UtenteAOX, dove a fronte di un prezzo di progetto molto contenuto, il libero professionista mantiene delle royalties sulla produzione. In fase di progetto il committente paga meno, e un libero professionista che fa un buon progetto in questo modo può rinunciare a mangiarsi la gallina oggi ma mangiare le sue uova domani e per tanto tempo (a volte i proverbi vanno stravolti :lol: ).
A proposito, come si controlla quanti esemplari vengono prodotti, per calcolare le royalties? Si vendono i microcontrollori programmati?

Quella dell'avere prodotti propri da vendere è un'idea che mi attira molto.
- Ho ben chiaro che vanno evitati i prodotti di largo consumo, prodotti in Cina da grandi aziende con economie di scala inarrivabili dai piccoli.
- Devo anche evitare prodotti troppo complessi, ingestibili da una sola persona.
- Ci sono poi prodotti di complessità media ma specializzati, nel cui mercato operano da anni piccole e medie imprese forti di una grande esperienza e dei loro marchi che rappresentano una garanzia per gli addetti ai lavori. Anche qui si rischia di fallire se non si ha esperienza specifica del settore, e poi bisogna considerare che per un'azienda esperta lanciare un nuovo prodotto vuol dire riutilizzare per il 90% il patrimonio hardware/software/meccanico ben collaudato di prodotti precedenti, mentre per un nuovo arrivato il patrimonio riutilizzabile è molto minore o nullo, e poi i potenziali clienti non lo conoscono e magari non si fidano. Poi se uno è bravo magari riesce a ritagliarsi la sua fetta di mercato, entra in questa oligarchia e l'esperienza che si costruisce è ciò che gli permette di restarci e guadagnare. Oggi Internet aiuta a farsi conoscere ma è importante presentarsi bene anche lì. Per capire di che tipo di imprese parlo: 1 2 3. La 3 in realtà è un po' grossa per questa categoria. La 2 si presenta proprio bene, il prodotto è carino e comodo e secondo me vanno a gonfie vele.
- Poi c'è una quantità di prodotti di nicchia di complessità media e bassa, possibilmente da fare o configurare su misura, in cui le grandi/medie imprese e i cinesi non entrano per via dei piccoli numeri e dell'attenzione personalizzata necessaria. Secondo me questo è il settore su cui puntare almeno all'inizio. Cercare di fare i prodotti più complessi che siano ancora alla propria portata, per avere margini migliori e meno concorrenza, e magari col tempo passare alla categoria superiore.
Magari provare varie nicchie, fino a trovare quelle in cui ci si trova meglio.

Ma secondo voi conviene cercare di fare un prodotto da vendere a consumatori finali (magari con un negozio su ebay o portali specializzati del settore a cui si rivolge il prodotto), oppure da vendere a ditte o professionisti che lo utilizzino nei loro prodotti o lavoro? A me sembra meglio la seconda opzione, penso siano prodotti più complessi e specializzati, magari se ne vendono di meno ma con guadagni più alti (B2C vs. B2B).

Questo è quello che ho pensato, spero nei vostri commenti. Penso che questo discorso abbia abbastanza a che fare con il principio di Pareto e la teoria della "long tail" o coda lunga.

O forse è meglio non escludere nulla a priori. Se vedo un prodotto che ha un certo mercato, penso di poterlo far meglio e/o a costi più bassi, di poterlo vendere, e di non perderci troppo se va male, ci provo. Foto UtenteAOX, se sei arrivato a fare il tuo PLC, fai concorrenza alla Siemens... Forse bisogna fregarsene di chi lo fa, vedere se i numeri possono tornare e provarci.

AOX ha scritto:ho avuto un buon miglioramento della situazione quando ho iniziato a dire qualche no in più. In particolare a quelli che vogliono coinvolgerti nelle loro invenzioni galattiche pensando così di farti fare un sacco di lavoro quasi gratis. Ricordati che le invenzioni galattiche raramente portano ad un utile. E' il mercato che comanda sempre.

Lo immaginavo e me lo confermi.
Ricordo alla fine degli anni '90 un dispositivo inventato da uno spagnolo che si collegava (tipo un "filtro") alla linea telefonica. Quando si telefonava, il dispositivo aggiungeva davanti al numero il prefisso per selezionare il carrier (la compagnia telefonica) più vantaggioso a seconda dell'ora, della destinazione della chiamata e delle tariffe e offerte in corso. Il dispositivo scaricava periodicamente e automaticamente via modem da un "server" le tariffe e offerte aggiornate di tutti i gestori. Oggi con le tariffe flat, Skype ecc. questo dispositivo non serve più a nulla, ma a suo tempo l'inventore-produttore deve aver fatto un bel gruzzolo vendendo gli apparecchi e soprattutto gli abbonamenti al servizio di aggiornamento. Il target erano le dittarelle senza un centralino che avesse anche questa funzione.
Oltre alla genialità dell'invenzione era riuscito a farsi pubblicità gratuita con interviste su giornali e televisione che lo presentavano come un imprenditore modello.
Ma lui è uno su mille, forse altre cento nuove invenzioni hanno fallito l'incontro col mercato.

Volevo anche parlare come esempi concreti di un antifurto e sistemi di telesoccorso, ma rimando a un prossimo post. Buona notte e a domani.
Big fan of ƎlectroYou!
Avatar utente
Foto UtenteGuidoB
16,1k 7 12 13
G.Master EY
G.Master EY
 
Messaggi: 2439
Iscritto il: 3 mar 2011, 16:48
Località: Madrid

PrecedenteProssimo

Torna a Informazioni varie più o meno utili

Chi c’è in linea

Visitano il forum: Nessuno e 7 ospiti