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Fatelo da soli (il PV), e' meglio!!!

Indice

Introduzione (autunno 2021)

Quando ho parlato di questo argomento con alcuni amici mi hanno, scherzosamente, chiesto:

"Ma non si diventa ciechi?, e' vero o no che hai un forte calo della vista? "

Non temete, ho risposto ridendoci su, la mia diminuzione della vista non e' dovuta solamente all'avanzare dell'eta'. Qualche vantaggio lo ricavo ugualmente, una nota pubblicita' mi concede uno sconto dell'81% sulle montature"

Ah davvero sento dire ridendo!!, buon per te!!! "Una riduzione dell'81% sulle montature degli occhiali, e chiudiamo qui la discussione.!!!

Circa due anni fa descrissi un sistema elettrochimico che mi permetteva di purificare elettroliticamente il rame, rame con cui mi sono dilettato a costruire e usare dei diodi all'ossido di rame. Successivamente ho costruito, installato ed usato un pannello fotovoltaico con l'ossido rameoso (Cu2O) di circa un metro quadrato che nel giro di un anno non ha modificato significativamente il suo comportamento mantenendo la resa, bassa ma costante nel tempo. La sua costruzione e' abbastanza macchinosa, non ha una resa neppure lontanamente paragonabile ai pannelli fotovoltaici al silicio ma e' un ottimo sistema per fare test a basso costo e preparare l'ambiente per un eventuale uso intensivo dell'energia elettrica in casa basata sul fotovoltaico.

Alla fine ho sperimentato il migliore orientamento dei pannelli, ho individuato la stanzina per le batterie di accumulo dove ho montato sia una piccola batteria agli ioni di litio (composta da celle 18650), che una batteria al piombo, per verificare tempi di carica e scarica. Con questo sistema ed un piccolo inverter ho alimentato il router wifi ed una camera IP. Debbo dire che il sistema nel suo complesso e' abbastanza efficiente ma non supera i due giorni di autonomia a cielo coperto, cosi' ho verificato che il pannello all'ossido di rame e' valido solo per soluzioni di studio e sperimentali.

Questo lavoro

In queste note presento la costruzione di una cella fotovoltaica all'ossido di rame di 30 cm2 (6x5 cm) che puo' essere replicata da tutti e cerco di mostare qesto sistema di energia fotovoltatica che costa pochissimo e che puo' dare qualche risultato.

Nel mio progetto questa cella e' sevita come prototipo funzionante prima di intraprendere una realizzazione molto piu' impegnativa. Nella realta' ho costruito diverse celle di piccole dimensioni, ma quella da cui ho ottenuto i migliori risultati e' quella che presento.

Ho cercato di illustrare un metodo che possa essere replicato dalla maggior parte dei lettori.

Il materiale usato.

Il materiale usato e' molto semplice e facilmente rintracciabile, e ne faccio un elenco:

  • Lastrina di rame da sottoporre al trattamento descritto in seguito
  • Elettrodo di raccolta degli elettroni prodotti.
  • Colla a caldo e silicone
  • Plastica e plexiglass per costruire la cella
  • Acqua distillata (demineralizzata)
  • Acetone
  • Carta vetrata e paglietta di ferro di diversa gradazione.
  • Sale (cloruro di sodio) per la preparazione dell'elettrolita.

Lo schema della cella

Lo schema della cella e' riportato nei disegni PV00 - PV01.

====PV00====

====PV01====

Lo schema della prima figura evidenzia la struttura di una cella ideale, mentre quella che presento in questo lavoro e' evidenziata nel secondo disegno ove la cella e' dotata di una doppia finestra trasparente per permette ad ambedue le superfici fotosensibili di essere esposte alla luce.

E' evidente che una lastra di rame ha due superfici ed uno spessore. Occorre che il connettore della lastra possa essere saldato tra le due superfici fotosensibili.

Illustrerò al termine di queste note le differenze di altre celle test realizzate e la differenza della resa nella varie realizzazioni.

La lastrina di rame

Il controelettrodo griglia (PV02)

Ingrandimento della lastrina (PV03)

Ho adoperato una lastrina di 30 cmq (6x5cm) di spessore di 5 decimi di millimetro normalmente usata per lavori di modellismo.

Nei negozi di modellismo si trova di dimensioni 30 x 40, la qualita' del rame non e' il massimo, ma per questa prova e' sufficiente, per un lavoro serio occorre depositare sulle due superfici uno strato di rame elettrolitico purissimo.

E' molto facile da tagliare e sagomare con un comune paio di forbici da elettricista, o volendo, con una taglierina a ghigliottina per carta.

Sul bordo della lastrina ho saldato un connettore che poi ho usato sia per i collegamenti elettrici del fotovoltaico che per il processo di elettrolisi.

Le superfici sono state pulite con carta vetrata molto sottile (titolo 800) e poi lucidata con paglietta doppio zero.

Successivamente sono state sgrassate con acetone e poi lavate con acqua demineralizzata.

La griglia del contro elettrodo e' illustrata nella foto PV02 e realizzata con fili di rame saldati, senza eccessiva precisione, in forma di finestra.

Il processo di elettrolisi e' avvenuto con corrente costante di 150 mA. L'elettrolisi della lastrina assorbiva circa 0.15 A ed e' durata circa venti ore.

Ai bravi studenti liceali lascio il calcolo del peso del rame depositato tenendo conto che il rame ecessita di due elettroni per essere trasportato dal polo positivo a quello negativo, gli studenti universitari invece dovrebbero avere gia' risolto in modo naturale questo quesito.

Non ho preso alcuna precauzione per ottenere un deposito lucido di rame ma l'accrescimento dei cristalli in modo disordinato e' funzionale ai risultati finali. La superficie risulta pertanto leggermente scabra come risulta dalla foto presa con microscopio USB a circa 30 ingrandimenti (PV03) dopo il processo di riscaldamento e ossidazione.

Crescita dell'ossido rameoso

Una volta ottenuta la lastrina con il rame depositato con il processo di elettrolisi, occorre ricoprirla di ossido rameoso, cioe' del composto che ha caratteristiche di fotosensibilita'. L'ossido rameoso e' di colore rosso e non e' di facilissima deposizione, almeno per un lavoro hobbistico.

La crescita di ossido rameoso implica l'uso di alcune sostanze chimiche e di una fonte di calore, Pertanto, vorrei invitare tutti ad avvicinarsi a questo processo in modo sicuro.

Non tentare questo processo senza usare di occhiali per proteggere gli occhi e di guanti per proteggersi le mani, inoltre fate in modo che il lavoro venga svolto in un locale con una ventilazione adeguata.

Vi consiglio di leggere attentamente il processo e capirlo prima di iniziarlo, consiglio anche ai piu' giovani interessati di approfittare della guida di un genitore o di un insegnante.

Il processo che illustro in queste note non fa uso di sostanze chimiche come idrossido di sodio, acido solforico o borace, queste e' meglio lasciarle ai processi industriali, comunque il materiale ottenuto ha una buona resa anche se non al livello del processo tecnico piu' professionale.

Per la fonte di calore occorre dire subito che la temperatura da raggiungere deve essere dell'ordine dei 600 gradi centigradi

Il primo passo nella produzione di un buono strato di ossido rameoso è pulire il rame a fondo con acqua e sapone. Un cuscinetto di pulizia sintetico può essere utilizzato per lucidare il metallo. Evitare di lasciare graffi profondi e usare lana d'acciaio doppio zero.

L'elettrolisi del rame sulla lastrina

La lastrina di rame, con il deposito di rame elettrolitico, deve essere ripulita da ogni traccia di grasso o olio, cosa che si puo' fare in tutta sicurezza con acetone, ma anche con trielina (vietata in Europa).

Quando il metallo è pulito, deve essere accuratamente sciacquati in acqua distillata. Da questo punto in avanti, il metallo non deve essere maneggiato con le dita, ma con pinzette e guanti.

Ora, il metallo deve essere riscaldato. Si puo' usare una piastra elettrica o una fiamma gas, io preferisco usare il riscaldamento elettrico perche' la fiamma puo' contaminate la piastra di rame e, normalmente, con la fiamma e' difficile scaldare in modo uniforme il rame.

Se per riscaldare il rame usate una fiamma, consiglio di avere una piastra di acciaio inossidabile per distribuire il calore. Quello che raccomando e' di non usare materiale zincato che produce vapori bianchi non molto salutari e molto contaminanti.

Questa e' la procedura da me usata.

Ho usato un vecchio fornelletto elettrico con la piastra di dimensioni adeguate alla lastrina di rame che sta quasi interamente sopra. Bisgna considerare che la realizzazione di questa celle e' stata fatta per controllare le potenzialita' del sistema. Per eseguire il riscaldamento che e' durato circa 20 minuti, ho coperto il fornelletto con un barattolo e ho alimentato il fornello: dopo venti minuti lo ho spento e ho proceduto ad un raffreddamento rapido con un ventilatore.

Cosi' ho riscaldato la lastrina di rame.

La piastra di rame, appena terminato il riscaldamento, e' ricoperta di uno strato nero che si stacca molto facilmente con una semplice azione meccanica, ad esempio con un pennello con setole abbastanza rigide. Io sconsiglio l'uso di soluzioni chimiche per la rimozione dell'ossido rameico (quello nero) in quanto, se il raffreddamento e' abbastanza rapido, la separazione tra l'ossido rameico e quello rameoso (di colore rosso) e' molto facile e veloce.

Il risultato e' stato quello che il rame si e' coperto di due ossidi, rameoso e rameico. Ma a noi interessa solo il rameoso e pertanto l'ossido rameico, che si presenta come una patina nera, deve essere rimosso. La foto (PV03) evidenzia la foto ingrandita di un particolare dell'ossido rameico. La lamina cosi' preparata ora viene messa da parte, ma dovra' essere inserita nella cella fotovoltaica entro due/tre ore.

Elettrodo di raccolta degli elettroni prodotti.

Gli elettroni prodotti dalla luce che colpisce l'ossido rameoso sono raccolti da un elettrodo fatto con fili di rame di 0.5 mm come risulta nella foto PV02. L'elettrodo deve essere posto nella cella a distanza di 2-3 mm dalla lastrina di rame, prendere spunto dallo schema della cella illustrato in precedenza.

Questo elettrodo puo' essere realizzato in diversi modi, ad esempio una lastrina di rame sul bordo della scatola di plastica della cella, io preferisco questa griglia in quanto mi ha dato la migliore resa in una serie di test, ma non ho indagato sul motivo della differenza.

La cella sperimentale.

La fotocellula sperimentale (PV07)

La fotocellula sotto la lampada (PV05)

La fotocellula sotto il sole (PV06)

Come ho detto questa cella e' stata realizzata quasi 18 mesi fa con lo scopo di collaudare alcune tecniche di produzione dell'ossido di rame. Ho assemblato la cella mettendola su un supporto con due connettori secondo lo schema della figura con due finestre trasparenti. La cella e' stata riempita con una soluzione in acqua distillata di comune sale da cucina. Per riempire la cella ho usato una siringa chiudendo poi il foro con colla a caldo. Ho ripreso la cella ed ho constatato che la soluzione, a distanza di 18 mesi, e' ancora limpida ed il rame non risulta diverso da quando la ho realizzata.

Ho messo la cella vicino ad una lampada (40 watt) e il risultato e' stato quello della foto, 0.099 volt. La cosa strana e' che anche in leggera penombra la cella genera una certa differenza di potenziale. Nn ho fatto misure della potenza totale della cella, lo scopo e' solo quello di dimostrare la fattibilita' senza altri scopi, almeno per il momento.

Poi ho messo la stessa cella al sole cercando di inclinarla in modo da evre la massima resa, la tensione rilevalta e' 0,164 V. Durante la misura, dato che le due pareti della cella sono trasparenti, ho messo un foglio di alluminio riflettente che portasse una maggior luminosita' nella pparete posteriore. La tensione fornita e' aumentata di 15mV arrivando a 0.180 V.

Conclusioni.

Ho presentato questo lavoro per cercare di interessare i giovani sperimentatori e sono a disposizione per soddisfare le inevitabili curiosita'. Posso solo dire che la cella e' abbastanza sensibile alle variazioni di temperatura, ma ha una notevole costanza di resa nel tempo.

La quantita' di energia fornita, dalla cella "maggiore", e' circa il 15% di una equivalente cella fotovoltaica al silicio. La cella presentata ha invece una resa che e' circa il 10% di una equivalente cella al silicio.

Consigli per ulteriori sperimentazioni.

Se una persona interessata a questi problemi volesse fare delle celle sperimentali potrebbe usare anche lastrine senza elettrodeposizione di rame rettificato, otterrebbe comunque una cella funzionante anche se con una resa minore. Io stesso ho realizzato diverse celle con lamine di rame non trattate, ma nessuna ha raggiunto la resa di quella con il rame rettificato.

Ho fatto ulteriori test con elettrodeposizione mista, cioe' con diversi metalli mescolati durante l'elettrolisi. La tecnica e' abbastanza complessa ed il processo e' molto lungo e delicato, richiede elettroliti non facili da stabilizzare e spesso correnti pulsanti. Ad esempio ho ottenuto discreti risultati con rame e zinco, rame e argento.

Un'altra forma di sperimentazione e' relativo al metodo di ossidazione del rame, in rete si possono trovare moltissimi sistemi di accrescimento dell'ossido. Prossimamente presentero' uno di questi sistemi in un lavoro che sto preparando sui diodi fatti in casa.

Comunque a tutti: Sperimentate gente--sperimentate.

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Commenti e note

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di ,

Bene è cercare soluzioni a probelmi reali ed impellenti, questo ne è un esempio, semplice nella struttura e funzionale. Saluti.

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di ,

Interessante! grazie davvero, ottimo articolo!

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