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Cospaia - La repubblica del tabacco

Nel 1431 il papa Eugenio IV, appena eletto, aveva chiesto un prestito di 25.000 fiorini d'oro a Cosimo De Medici, oculato e astuto membro della omonima dinastia fiorentina.

Al "servitore di Pietro" quella montagna di denaro serviva per continuare e portare a termine la costosa ed estenuante lotta con il concilio di Basilea. Per avere un'idea del valore attuale del prestito, si stima che al tempo di Cosimo un fiorino equivalesse a circa 300 euro,

Cosimo primo non voleva fare la fine di altri banchieri fiorentini, i Baldi e Peruzzi, che dal 1330 prestarono a Edoardo III, re d'Inghilterra dal 1327, una ingentissima somma di denaro, si parla di circa un milione e mezzo di fiorini. Quando giunse il momento di restituire la somma, Edoardo III disse semplicemente che non avrebbe pagato dichiarandosi, come si direbbe ora, insolvente. I banchieri fallirono trascinando con loro altre case fiorentine e senesi.

Forte di questi ricordi Cosimo chiese ed ottenne una garanzia decennale, garanzia consistente nel territorio di Borgo San Sepolcro ed il suo circondario nell'alta valle del Tevere, territorio che nel 1431 faceva parte dello Stato della Chiesa.

Allo scadere del decimo anno Eugenio iV non restitui' il prestito e Sansepolcro entro' a far parte della Repubblica di Firenze. Il fertile spicchio di terra passo' allora dal papa alla Repubblica di Firenze. Furono subito nominate commissioni per fissare i i nuovi confini ed aggiornare le relative carte topografiche.

Indice

Un rio di troppo

Fu pertanto necessario concordare i nuovi confini tra i due Stati ed ognuno nomino' una propria commissione ed il confine venne fatto passare lungo un affluente del Tevere, un torrente comunemente denominato Rio.

Ma di torrenti Rio che scendevano dal monte Gurzole ve n'erano due sostanzialmente paralleli, per gli abitanti del luogo portavano entrambi lo stesso nome: Rio. Anche se, proprio a voler essere precisi, quello a nord si chiama Gorgaggia e quello a sud Riascone.

Ciascuna commissione, agendo indipendentemente, fisso' al torrente RIO il proprio confine, tralasciando una striscia di territorio di 330 ettari, larga tra 500 e 700 metri e lunga qualche chilometro, all'interno della quale sorgeva il borgo di Cospaia, villaggio contadino posto in cima ad una collinetta, con circa 350 persone in meno di 100 famiglie. Fatto sta che le apposite commissioni nominate per ridisegnare i confini, come spesso succede, non si parlarono e lavorarono ognuna per conto proprio. I fiorentini tracciarono il nuovo limite all'altezza del primo torrente, vicino Sansepolcro e gli emissari del papa presero come punto di riferimento il secondo fiumiciattolo, nei pressi di San Giustino.

Cosi', per errore, di calcolo e di geografia, Cospaia e il suo contado non furono rivendicati ne' da Roma ne' da Firenze. E quel piccolo fazzoletto di terra, compreso tra i due affluenti del Tevere, rimase fuori dalle carte geografiche di tutti e due gli stati: una striscia sottile, poco piu' di 300 ettari, con in mezzo, su una collinetta, il villaggio di Cospaia con i suoi 350 abitanti.

Un piccolo popolo dimenticato da tutti. Una terra di nessuno. I cospaiesi, analfabeti ma veloci di comprendonio, non ne fecero un dramma, anzi, si affrettarono a proclamare la "Repubblica di Cospaia".

Quando il Papa e Firenze si accorsero dell'errore, pensarono bene di non modificare la situazione: troppo faticoso rimettere in discussione un complicato trattato per un territorio che da un punto di vista strategico appariva insignificante.

Uno stato cuscinetto

I due stati nel 1441 erano alleati e soprattutto in quel periodo di convulse vicende storiche, alle prese con ben altri problemi. Forse Cosimo De Medici ed Eugenio IV, entrambi amanti dei classici, risero dell'errore, pensando alla massima di Plinio il Vecchio: "Non c'e' nessun male che non abbia qualcosa di buono".

Cospaia poteva essere uno stato cuscinetto che faceva comodo a tutti, specialmente in un periodo di guerre permanenti. Per scambiarsi le merci senza pagare dazio, per chiudere un occhio quando era il proprio il caso di farlo. Insomma, Cospaia non era un problema. E se lo era, non appariva insormontabile. La soluzione poteva essere rimandata. La nuova mappatura fu sancita in una bolla, datata 1441, conservata negli Annali Camaldolesi, e cosi' l'errore di misurazione divento' legge.

I cospaiesi si accorsero presto che essere stati dimenticati non era una iattura ma un vantaggio: i loro terreni, immuni dai balzelli, rendevano di piu'. I commerci crescevano. E quella sconosciuta liberta' era inebriante: nessun tiranno, nessun padrone, nessun despota al quale rendere conto.
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Seduti, allora come ora, davanti alle loro case, guardando al tramonto la splendida pianura sottostante, tra una chiacchiera e l'altra, giorno dopo giorno, presero coscienza del fatto che vivere nascosti se non dava la felicita' almeno portava fortuna.

La repubblica anarchica

Quel villaggio sulla collina si trasformo' presto un "porto franco", i suoi abitanti realizzarono una repubblica anarchica in senso letterale, nessun governo. ne' tasse ne' soldati. Leggi, carceri, eserciti, polizia, codici, statuti e tribunali non servivano. Per dirimere le questioni bastavano il consiglio degli anziani e l'insieme dei capifamiglia.Per i servizi di molitura del grano e per le cure mediche i cospaiesi continuavano ad affidarsi ai servizi del vicino comune di San Giustino. Il curato era, di fatto, l'ambasciatore presso il vicino vescovo di Citta' di Castello e quindi del Papa stesso. Forse era anche l'unico abitante della minuscola repubblica che sapeva leggere e scrivere, a far di conto, i cospaiesi, ci pensavano da soli.
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La loro economia, seppur ancorata all'antica usanza del baratto, cresceva, anche a discapito delle popolazioni limitrofe, vessate da infinite gabelle. Per tutti i paesi vicini quella piccola repubblica era ormai diventato il paese del bengodi, con la sua bandiera: meta' bianca e meta' nera, divisa in diagonale, con quattro denti all'estremita' destra. La bandiera veniva esposta con orgoglio sui tetti del villaggio, esibita nelle feste, issata ai bordi dei campi coltivati dai confinanti contadini papalini e fiorentini. La repubblica dimenticata di Cospaia andava avanti con soddisfazione dei suoi abitanti.

Ma 133 anni dopo, una giorno del 1574, un fatto nuovo cambio' ancora la storia del piccolo stato.

La pianta del tabacco

L'abate Alfonso Tornabuoni, vescovo di Sansepolcro, ricevette un prezioso regalo da suo nipote, il cardinale Niccolo' Tornabuoni all'epoca nunzio del Papa ed ambasciatore dei Medici a Parigi. Un pacco inviato dall'alto prelato conteneva i semi di una pianta medicinale, giunta in Europa dal Sud America all'inizio del XVI secolo: erano semi del tabacco. La prima coltivazione avvenne, a scopo ornamentale, nel giardino reale di Lisbona. Giovanni Nicot, ambasciatore di Francia in Portogallo, al suo ritorno a Parigi, penso' di farne omaggio alla sua sovrana, Caterina De Medici. Guadagno' la sua riconoscenza ma anche una fama imperitura: il principio attivo del tabacco, la nicotina, porta ancora oggi il suo nome.

Alla corte di Caterina, la pianta, prima pestata e poi cotta insieme al grasso di maiale, guari' le terribili ulcere di Francesco II, il figlio malaticcio della regina, che entusiasta del miracoloso medicamento diffuse anche la moda del fumo. Il tabacco, cosi' chiamato da Tobago, una delle isole della lontana America dove veniva coltivato, era considerato un rimedio per tante altre cose: curava le febbri e la sifilide, alleviava i dolor di denti e schiariva la voce.

Nel 1574 Il vescovo di Sansepolcro gradi' il regalo del nipote, ed in segno di benevolenza verso il figlio di suo fratello pianto' con amore quei semi nel giardino del vescovado. Dall'orto del prelato a Cospaia c'erano meno di quattro chilometri e quella pianta misteriosa, chiamata "erba tornabuona" in onore di Niccolo', li percorse in fretta e comincio' ad essere coltivata nella piccola repubblica e per la prima volta nella storia, nel territorio italiano come tabacco da fiutare e da fumare.Quasi un secolo dopo, nel 1642, il papa Urbano VIII scomunico' tutti i fumatori, in questo modo a Cospaia, dove nche il proibito era lecito, la coltivazione del tabacco divento' la piu' redditizia delle attivita'. Per irrigare i campi anche durante la siccita' ai piedi del villaggio fu creato un laghetto usato ancora oggi per la pesca sportiva.

La capitale italiana del tabacco

La piccola repubblica si trasformo' nella capitale italiana del tabacco. E tale rimase anche quando un altro papa, Benedetto XIII, voglioso di alimentare le magre entrate del Vaticano, nel 1724 sottopose a dazio la coltura del tabacco. A Cospaia le tasse non si pagavano, le proibizioni non entrarono mai in vigore e il tabacco divenne merce di contrabbando.

Cospaia torno' sotto la lente di ingrandimento dei potenti stati vicini. Il papa ed il granduca di Toscana discussero a lungo di come eliminare l'anomalia della piccola repubblica. Ma sopraggiunsero altri problemi piu' urgenti. Il piccolo stato dell'Alta valle del Tevere resistette anche al periodo napoleonico ed al nuovo ordine politico susseguente al Congresso di Vienna. Solo quattro repubbliche al mondo sopravvissero alla riunificazione tra "il trono e l'altare": gli Stati Uniti, la Svizzera, San Marino e Cospaia.

Filippo Natali scrisse ricordando quei tempi:"Cospaia nel 1815 era divenuta un emporio di commercio. Case commerciali, ditte le piu' importanti, in specie nel ceto degli israeliti, da Genova, Livorno, Civitavecchia, Napoli, Ancona ecc. stabilirono ivi i loro magazzini, ed ogni piu' modesto vano della villa, adibito fino allora ai piu' umili uffici dell'agricoltura, si cangio' in fondaco di mercanti, che vi tenevano agglomerate le loro mercanzie, specialmente in tessuti e coloniali, che vi penetravano immuni da qualunque dazio doganale".

Troppo per papa Leone XII, che aveva gia' proibito il valzer, bollato come "danza oscena" e chiuso le osterie. E che dopo il Giubileo introdusse misure severe contro i Carbonari e gli ebrei, tanto da vietare qualunque "transazione economica tra cristiani e giudei" ed anche il commercio e l'apertura fuori dal ghetto di negozi e magazzini gestiti dagli israeliti.Un "papetto" per dimenticare la repubblica di Cospaia ricettacolo del contrabbando di merci proibite ormai aveva i giorni contati. Il papa prese per fame gli abitanti e in accordo con il granduca di Toscana, costrinse i quattordici capofamiglia rimasti a firmare "l'atto di soggezione". Alla comunita' fu concessa ancora la possibilita' di continuare a coltivare il tabacco "fino ad un massimo di mezzo milione di piante".

L'indennizzo per la liberta' perduta fu una moneta d'argento, che da un lato riportava impresso il severo profilo del pontefice. I cospaiesi, usando l'ironia, l'unica arma che per secoli avevano imparato a maneggiare, la chiamarono "papetto", per ricordare a se stessi quanto fosse stata pagata poco una indipendenza difesa con tenacia per 385 lunghi anni.

Fini' cosi' l'incredibile storia della repubblica di Cospaia. Quasi una favola che ancora oggi si racconta ai bambini del paese durante la festa che ogni anno si celebra alla fine di giugno. Davanti all'ingresso della scuola, proprio vicino al tricolore, sventola ancora la bandiera bianca e nera divisa da una diagonale, dell'antica e minuscola repubblica, proclamata per un errore topografico nel 1441, all'indomani della battaglia di Anghiari e dichiarata decaduta nel 1826, alla vigilia di un tempestoso risorgimento italiano.

Il mio pensiero a ruota libera.

Io sono vecchio, disilluso e non rassegnato, da vecchio ho molti ricordi e poche speranze, ed ora mi permetto di fare alcune riflessioni su quanto raccontato fino a qui.

Nella naturale e logica adozione del calendario gregoriano vorrei inserire tra le feste il 29 giugno come ricordo della nascita della "REPUBBLICA DI COSPAIA" primo unico vero stato libero che per quasi 400 anni e' stato l'unico paese al mondo senza leggi scritte ma solo basato sul reciproco ripetto delle persone.

Questo stato purtroppo, iniziato nel 1440, e' terminato nel 1826.

Senza governo non dovevano pagare tasse, balzelli, gabelle, tributi e quant'altro, non dovevano fare la guerra, la maggior parte delle transazioni commerciali interne erano basate sul baratto. Coltivavano liberamente l'erba Buontalenti e su questa facevano ricco e libero commercio con gli stati vicini.

Ma poi l'ingordigia dei commercianti, una primitiva forma di globalizzazione, il guadagno, il denaro, il potere che vuole controllare tutto hanno tarpato le ali ad una forma piu' libera e leale di societa'.

Come bandiera vorrei suggerire la balzana (bianca e nera) che ha contraddistinto questa realta' che TUTTI ci vogliono nascondere.

Poi il primo di ottobre vorrei inserire la giornata del gioco, un gioco di ruolo "cosa accadrebbe se sparisse tutto l'apparato governativo? Quanto formaggio, pasta frutta potremmo comprare in piu'?."

Perche' vedete, se a me vecchio con l'aumento delle tasse e delle tariffe portano via due euro mi puo' solo capitare di non comprare due chili di pasta, ma forse e' meglio: on peggiora il mio alzaimer, ma molti non hanno questi problemi e a tutti loro auguro solo l'incremento di questa malattia.

Penso anche ad un gioco semplice, che non possiamo sperare di svolgere, ma a me piacerebbe giocare come gioco di ruolo "Quanto guadagneremmo senza l'apparato?" distribuito (forzatamente) dai centri commerciali.

Sono sogni, fantasie e per fortuna queste non le hanno ancora tassate, ma non scoraggiamoci al peggio non c'e' limite.

Un carissimo saluto.

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Commenti e note

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di ,

Io mi sento in linea con le considerazioni di clavicordo. Che possa esistere un'umanità organizzata diversamente da come lo è ora, un mondo in cui vivono tutti in pace, si rispettano, si aiutano, non si ammazzano, un mondo in cui la libertà è assoluta e tutti riconoscono i limiti che le loro azioni e le loro parole non devono superare, è la situazione ideale cui mi sembra nessuna persona normale possa essere contraria. Ma il punto è questo: chi è una persona normale? Facendo tale domanda è chiaro che presuppongo che normale sia uno come me, ma è la mia la normalità che la natura nel suo evolversi ha raggiunto per l'umanità? Detta così la mia in realtà appare una grossa presunzione vista l'abissale ignoranza di cosa sia in realtà la natura, come funzioni, quale sia il fine della sua evoluzione, se di un fine si può parlare. Ed allora non resta che prendere atto che il mondo e l'umanità per ora sono quelli che vediamo, un mondo in cui la storia la scrivono ancora i vincitori, in cui esistono ancora divisioni, in cui esistono ancora i potentissimi ed i debolissimi, in cui esistono diverse organizzazioni sociali che non sappiamo fino a che punto ed a quale prezzo possano essere modificate. Ad ogni modo grazie carlopavana per averci ricordato questa storia, penso sconosciuta alla stragrande maggioranza delle persone, una storia che ci fa riflettere nella speranza che le riflessioni che facciamo servano a qualcosa. Aspetto le altre storie che hai promesso di raccontarci. ;-)

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di ,

Non voglio andare OT ma ... ci sono molte cose che la storia non ricorda, come dici tu, perche' la storia la scrivono i vincitori (e perche' i vinti, molto opportunamente, non sono piu vivi per poter dire la loro :) ) Scusa, non ho resistito ;) ... pero' apprezzo sempre chi, come te ora, fa circolare i fatti che la storia "ufficiale" non ricorda, o "preferisce" non ricordare, perche' se e' vero che, come disse qualcuno, "chi non impara dai propri errori e' costretto a ripeterli", e' anche vero, rispondo io, che non consentire alla gente di imparare dagli errori commessi nascondendoli e' uno dei peggiori crimini nella storia ;)

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di ,

Grazie del complimento. Giudico il tuo commento ben centrato, ragionato ...ma... io sono toscano, e voglio credere che Cospaia sia una anomalia geografica e storica di stampo toscano. Cosi' come sono toscane la storia di Colonnata, (si quella del lardo, dei cavatori e degli ultimi anarchici), dell'Abate di Badia che conquisto' e tenne Pistoia per le troppe tasse, di Farinata degli Uberti che "aveva l'inferno in gran dispitto", di Pietro Gori, quello di "addio Lugano bella" e di tante altre storie. Di Colonnata e di Badia, se avro' tempo e mi rimarra' tempo scrivero' qualche cosa, ci sono molte cose che la storia dei libri non ricorda !!!!!!. Carlo

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di ,

Una comunità senza un potere che la governa non è impensabile: l'essere umano ha nella psiche tutta la potenzialità di vivere in una società i cui membri non si scannino a vicenda. Anche se in passato (e forse da qualche parte nel presente) sembrano esserci state società senza potere centrale, tradurlo in pratica richiede una sanità mentale generale che è ancora ben lungi dall'essere raggiunta, tanto da apparire utopica. Fino ad allora, temo, che bisognerà destreggiarsi tra le illuministiche uguaglianza (società) e libertà (individuo), cercando continuamente un equilibrio dinamico quasi impossibile. La fraternità sembra raggiungibile solo localmente e bisogna accontentarsi di questo, perchè anche la fraternità generalizzata (che il cristianesimo ha tentato, almeno inizialmente, di giustificare e di prescrivere) necessita anch'essa di completa sanità mentale. Finora la democrazia sembra essere il sistema sociale più accettabile di tutti. Comunque la storia di Cospaia è interessante e ben scritta, complimenti!

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di ,

Bella la storia, che non conoscevo. Mi guida a pensare che le prossime Cospaia saranno digitali in un new web futuro dove, accertati gli stessi vantaggi che le vecchie Cospaia avevano, ci saranno nuovi papetti pronti a limitare la libertà, in funzione di chissà quale bit più uguale degli altri.
Perché, si sa, la storia avanza, ma l’uomo è sempre uguale.

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di ,

Il "potere" non puo' permettere che esista un'altra Cospaia. E' un'utopia che e' esistita, ma non credo possa piu' esistere. Tutti i tentativi fatti, isole libere, navi extraterritoriali, e altre esperienze, sono durate pochissimo. Anche la comunita' di Nomadelfia ha regole ben precise. Tra le altre cose nei quasi 400 anni di esistenza a Cospaia non si verificarono furti o omicidi. Della comunita' degli elfi, un'altra utopia sociale, parlero' in futuro. Importante e' non dimenticare, conoscere e pensare che sarebbe bello, ma impossibile a realizare. Si tutti gli uomini sono uguali, ma alcuni "sono piu' uguali degli altri". questo ci frega!!!!

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di ,

Guadagneremmo molto, non tanto in soldi quanto in liberta' e civilta'. Motivo per cui non ci sara' mai permesso neppure immaginarlo, non parliamo di realizzarlo. Pessimista ? ... mah, in fondo ancora "ci permettono" di respirare liberamente la pubblica aria, senza neppure tassarci in base alla capienza individuale dei polmoni ... dove altro potremmo andare a stare, meglio di cosi ? ( :mrgreen: )

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