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Colonnata: marmo, storia, lardo e anarchia solidale


Indice

Il paese

La strada, per le auto, non arriva all'interno di Colonnata.

Solo a piedi si possono salire le piccole strade del paese lastricate di marmo, lastricate di fatica.

Perche' marmo a Colonnata , vuol dire fatica.

Anche le mura delle case, di tutte le case, portano il segno delle cave, pietre di marmo murate insieme ad altri sassi, forse meno nobili ma tutti, marmi e pietre, pieni di storia, quella antica dei romani, quella dei grandi scultori, quella delle persone del borgo, piccola e quotidiana, la storia di ogni persona, di ogni cavatore.

Piccole piazze, qualche fontana, conche di marmo, acqua fredda e incolore, una chiesa, alcune lapidi e ricordi, molti ricordi; anche questo e' Colonnata per i pochi abitanti rimasti e per i rari viaggiatori.

Il paese, vecchio piu

Il paese, vecchio piu' che antico

Colonnata e' uno dei paesi " a monte" di Carrara come sono definiti molti piccoli borghi anche da un punto di vista burocratico.
Da Carrara si attraversa Codena e Bedizzano e si arriva a Colonnata. A 532 metri sul livello del mare il borgo e' posizionato in un avvallamento sovrastato su tre lati dalle cave di marmo. Il bacino di Colonnata costituisce la parte orientale della regione marmifera carrarese.
Le vie, nel borgo, sono strette e ripide, passano sotto caratteristici archi, fino a raggiungere il punto piu' alto, dove si trova la chiesa in una piazza abbastanza ampia che ospita, proprio di fronte alla chiesa, anche il Monumento al Cavatore.
E, come vedremo in seguito, niente e' piu' forte, vero, toscano, di questa immagine: Il monumento al cavatore, al lavoro, e alla fatica, e la chiesa.

Il monumento, la chiesa, le cave, la memoria:COLONNATA

Il monumento, la chiesa, le cave, la memoria:COLONNATA

Due mondi cosi' lontani che alla fine si toccano, si fondono in un abbraccio tra piu' poveri, tra le persone piu' vere, genuine, persone tanto care alla chiesa delle origini.

Le edicole tra devozione e magia

Caratteristica di questi posti, lungo le strade, sopratutto negli incroci, e' la presenza di edicole con immagini sacre, realizzate in marmo da valenti artigiani anche se ormai sono quasi tutte rovinate dal tempo o dai vandali.

Una edicola votiva a Colonnata

Una edicola votiva a Colonnata

Le edicole sacre sono una forma di espressione artistica definita minore, ma molto presente nella vita quotidiana delle persone. Nascono nel mondo pagano per essere successivamente recuperate come simbolo di devozione cristiana sia privata che della popolazione. Le possiamo trovare murate nei muri delle case, sui muri di cinta dei campi, ma sopratutto agli incroci, ai quadrivi, per vegliare il transito di uomini e animali, ma anche per alimentare leggende.

Spesso commissionate agli artigiani produttori dagli abitanti di un borgo o da qualche committente benestante, sono il simbolo del sentimento magico-religioso popolare. Nel tempo ha prevalso su tutti il culto di Maria, Madre di Gesu'.

Uno strano orario di lavoro

Da stella a stella dicevano i lavoratori del marmo. Partivano con il loro pane sciapo farcito di lardo, qualche rara volta anche con capperi e miele, appena le stelle impallidivano sulle cime frastagliate delle montagne, e tornavano con la bisaccia vuota quando, dall'altra parte delle montagne, pallide luci iniziavano a punteggiare il cielo sempre meno azzurro.
Qualche volta nel passato, sempre troppo frequentemente, qualche lavoratore non tornava. La lizza, l'antico sistema per far scendere i blocchi di marmo a valle, aveva chiesto l'estremo sacrificio.
Ora rimangono solo le vestigia delle scale di lizza, la via che i lizzatori, uomini coraggiosi e forti, facevano scendere da una slitta carica, in modo incredibile, del nobile carbonato.

L'ambiente

Colonnata e' al centro di un grande bacino marmifero, il marmo che vi si estrae e' famoso in tutto il mondo. Ma Colonnata e' famosa anche per la sua abilita' e capacita', semplice, genuina, primitiva ma allo stesso tempo straordinaria, elaborata dalla esperienza, dalla costanza che nobilita i prodotti poveri, quelli disponibili, tra cui primeggia il lardo, ottenuto da maiali locali ed invecchiato tra strati di sale ed erbe selvatiche in conche dello stesso marmo delle montagne.

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In queste conche cavate da un unico blocco di marmo, il lardo prende sapore, riposa per lunghi mesi, matura accumulando calorie ed energie per il durissimo lavoro dei lavoratori delle cave, ma anche per il palato dei clienti dei ristoranti piu' raffinati di tutto il mondo.

La storia

Nel 1810 nelle cave di Colonnata (in località Gioia) fu ritrovata una lapide risalente al I secolo a.C. Essa, come attesta Emanuele Repetti che ne fece una precisa descrizione, recava scolpiti i nomi degli addetti alle cave: i Villici, i Decuzioni, nonché il capo dei Villici: Hilar-us (cioè Ilarius). Questa lapide è la testimonianza piu' concreta che Colonnata fu attivo centro di produzione marmifera in epoca romana:

Il nome stesso del paese deriva, con tutta probabilita', dalla colonia di schiavi che forzatamente venne qui ad abitare. Erano gli uomini addetti all’estrazione del marmo, il famoso marmo lunense dei Romani, chiamato cosi' perche` era caricato nel porto di Luni che era importantissimo centro romano fondato nel 177 a.c. sulla foce del fiume Magra.
Altri storici, tuttavia, ritengono che il nome di Colonnata derivi dal fatto che il marmo estratto in zona venisse utilizzato per la costruzione delle colonne dei templi romani; una terza versione, infine, riconduce il nome alla presenza nella zona di un tempio con colonne, che, essendo l’unico centro era il solo a richiedere un luogo di culto.
La prima notizia storica del paese, comunque, risale alla seconda meta' del tredicesimo secolo ed e' contenuta nel codice comunemente noto come Codice Pelavicino che e' conservato presso l’Archivio Capitolare Lunense (Sarzana). Il codice si compone di 426 pagine numerate e 20 non numerate; contiene diversi testi tra cui il Liber Iurium della Chiesa di Luni. Principale promotore della sua redazione fu il vescovo di Luni Enrico da Fucecchio, che sali' al soglio episcopale nel 1273.
Ma come visse e come si organizzo' il piccolo borgo nei secoli medioevali durante i quali il marmo non e' piu' fonte di attivita' e ricchezza? Non e' difficile immaginarlo: la posizione dell'abitato, sicura e lontana dalla insidiata pianura, favori' la sopravvivenza di un insediamento umano a scopo difensivo il quale, rotti i legami con l’opprimente gerarchia romana, si organizzo' man mano secondo altri fini ed altre regole: l'allevamento dei maiali e la rinomata maestria nel lavorare le carni, la coltivazione del castagno e di tipi di ortaggi collinari, l'ostinato terrazzamento di piani acquisibili a magre forme di agricoltura, la pastorizia, sono tutte attivita' che si svilupparono nel basso Medioevo e che troviamo a base dell'economia del borgo, quando intorno ad esso ci vengono fornite le prime sufficienti notizie.
Naturalmente la vita del borgo, all'epoca in cui si verificava tutto cio', era notevolmente mutata: la riattivazione delle cave ed i tempi relativamente piu' tranquilli avevano creato condizioni di vita ben diverse da quelle del Medioevo.

Alcune famiglie del borgo, inoltre, si erano ormai introdotte cosi bene nella nuova e proficua attivita' legata al marmo da poter essere annoverate fra le piu' ricche e prestigiose di tutto il Comune: nel 1499 fra i Magistrati Marmorum esistenti nel carrarese ben 6 erano di Colonnata; fra essi figurava Michele Cattani dal quale, nel 1509, nacque Danese Cattaneo, il piu' illustre figlio di Colonnata.
Un altro dato, molto importante, scaturi' da un evento occasionale verificatosi il 15 novembre 1720 quando un nubifragio catastrofico provoco' vistosi smottamenti di terreni intorno al paese; nell’occasione emersero blocchetti di marmo lavorati a martello e disposti a muro: erano gli estremi avanzi delle robuste muraglie che nei secoli più inquieti del Medioevo avevano chiuso il piccolo abitato in un abbraccio sicuro.
A differenza di quanto avveniva in altre Vicinanze, dove il marmo creava condizioni favorevoli per molti, a Colonnata la diffusione del benessere tardava poiché le risorse restavano controllate da pochissime famiglie che, invece di favorire, come altrove, uno sviluppo del paese, cercavano addirittura di frenarlo per tema che nuove ambizioni turbassero gli equilibri ormai stabilitisi.
Nel 1553 la Vicinanza contava solamente 16 fuochi e nel 1602, quando fu redatto un censimento organico, era salita a soli 24 (meno popolate erano solamente Noceto e Bergiola). Ufficialmente il borgo era però fra i più prestigiosi del Comune; tra l’altro era sede di una delle primissime Parrocchie autonome della valle (anno 1611). Le turbolenze sociali che segnavano la vita di molte Vicinanze, specialmente nella vicina Codena, inducevano Alberico a creare condizioni diverse in Colonnata, borgo la cui importanza strategica stava particolarmente a cuore al Marchese; in questo intento egli, oltre ad emanare le predette disposizioni, fece ripetute pressioni sulle famiglie ricche perché, a loro volta, si adoperassero a non esasperare «le turbolenze già vive in altri siti e

".... per la Grazia di Iddio non ancora accese in codesta a me cara Vicinanza di Colonnata".

I primi a rispondere all’appello furono i Cattani, i quali disposero che in certi giorni (pochi, per la verità) venissero distribuite in giuste proporzioni

....fra i poveri sia terrieri che stranieri: uno staio di pane, bianco; un barile di olio buono; venticinque libbre di carne di castrato e vitello.

Queste provvidenze sortirono il loro effetto pacificatore ed equilibratore, tant’è che il Marchese, deprecando fatti di sangue e banditismo divenuti frequenti in altri «malsiti», citava spesso ad esempio opposto, da «riguardarsi per emulazione», la Vicinanza di Colonnata.
Durante l’ultima guerra la frazione ha partecipato in pieno alla tragicità degli eventi ed ha avuto, fra l’altro, quasi il 50 per cento delle case bruciate. La lapide che e' posta sulla piazza, allude proprio a questo tragico evento:

"Non il fuoco brucio', figli di Colonnata, la vostra fede nella libertà...".

In queste parole c'e' tutta la dignita' derivata da una idea di solidarietà e fratellanza.
Poche, pochissime sono le notizie storicizzate nel periodo della dittatura fascista. Molti dovettero emigrare per non adeguarsi alle leggi emanate nel ventennio.
In sintesi il paese ha mantenuto in parte le proprie caratteristiche storiche originali che erano principalmente improntate all'uso nelle opere murali del marmo lasciato a vista, nei portali, negli stipiti di porte e finestre ed in altri componenti edilizi.
Tra gli altri elementi di arredo presenti nel paese si possono ammirare: la porta nord di accesso al borgo, appartenuta alla cinta muraria medioevale oramai scomparsa; l'aia pavimentata in marmo che si trova nella punta più a sud dell'abitato, dove un percorso pedonale costruito con informi marmorei ad incastro situato poco sotto, la Piazza Palestro, porta alla moderna scultura dedicata al Cristo dei cavatori; il campanile con sassi a vista e orologio; la chiesa parrocchiale del XVI secolo dedicata a San Bartolomeo: all'interno nel suo arredo marmoreo spiccano l'altare maggiore in marmo bianco, gli altari laterali in marmi policromi e il rilievo marmoreo raffigurante l'Assunzione in cielo di Maria tra i Santi; conserva anche nel coro i frammenti di un'ancona d'altare con i santi Andrea, Bartolomeo e Pietro e un bel crocifisso in marmo del Seicento attribuito ad un allievo di Michelangelo Buonarroti.

Il contesto sociale e culturale

E' molto importante avere una visione dell'andamento della popolazione nel paese di Colonnata prima di fare ogni tipo di altra considerazione.

Attualmente (2021), a mia conoscenza ma non ho un dato preciso, la popolazione e' di circa 200 abitanti, la quasi totalita' oggigiorno lavora nel settore turistico e alimentare, ormai sono pochi gli abitanti di Colonnata, o forse nessuno, che lavorano in cava.

Riporto i dati ufficiali ISTAT fino al 2011.

1861
345
1881
701
1891
686
1901
829
1911
1025
1921
1060
1931
1165
1936
1140
1941
1068
1951
844
1961
763
1971
596
1981
429
1991
389
2001
307
2011
268

Come si vede Colonnata e' un piccolo borgo, una frazione del comune di Carrara, situato ad un'altitudine di 532 metri tra le pendici delle Alpi Apuane.

Il paese di Carrara e la piccola frazione sono famosi produttori del celebre marmo che viene estratto (cavato) fin dall'epoca dei romani da queste montagne. Molti scultori famosi, tra cui il grande Michelangelo, hanno adoperato questa roccia per le loro sculture piu' preziose.

Tra tutte le opere scolpite, io amo ricordare la Pieta', gruppo marmoreo di infinita perfezione e bellezza, realizzata in un blocco assolutamente perfetto di marmo cavato poco lontano da Colonnata.

Un tempo le condizioni di vita dei cavatori erano vicine alla poverta' assoluta. Costretti a turni di lavoro disumani erano esposti a continui pericoli tanto che si verificarono rivolte anche cruente.

Tra tutte ricordo quelle del 1872 e 1873 come gli anni della prime rivolte operaie e la fondazione di gruppi anarchici rivoluzionari.

l lavoratori delle cave erano soliti portare al lavoro un pezzo di pane con all'interno una fetta di lardo, famoso salume che per molti anni e' stato l'alimento dei poveri, dava ai lavoratori forza e salute.

Le cave erano come dei veri e propri paesi, al lavoratore veniva offerto alloggio, un pasto serale e la colazione la mattina; ma il ardo c'era sempre presente per rifocillarsi durante le pause lavorative.

Ma la vera svolta nella storia di queso minuscolo paese si ebbe tra la fine dell'ottocento e l'inizio del novecento.

La popolazione, come visto in precedenza era superiore alle 1000 mille unita' e il marmo inizio' ad essere molto usato nelle costruzioni italiane ed europee.

Anche la meccanizzazione di una parte della lavorazione proietto' questo settore in un nuovo momento economico.

Sorsero le prime leghe di solidarieta', il pensiero socialista prese una forma molto strutturata in un ambiente sociale e lavorativo particolarmente adatto alla diffusione di questa ideologia.

Come nasce il Lardo di Colonnata

Le origini del Lardo di Colonnata sono piuttosto misteriose: c’è chi lo fa risalire all’epoca dei romani mentre altri optano per radici celtico-longobarde intorno ai primi anni dell’ottocento.

In realtà questo nutriente piatto povero, oggi vera e propria eccellenza gastronomica ad Indicazione Geografica Protetta, nasce come cibo dei cavatori che sudavano per estrarre il marmo: era legato alla festa di S.Bartolomeo, peraltro patrono dei macellai, e alla venerazione per S.Antonio Abate che donava la guarigione a coloro che sulle ferite da fuoco sacro ponevano proprio una fetta di Lardo di Colonnata.

Si presenta di forma vagamente rettangolare, spesso almeno 3 cm e di colore bianco-brunastro, con una sottile parte rosa che rappresenta la parte più magra del Lardo di Colonnata.

La parte superiore è quella ricoperta dagli aromi e dal sale, mentre in basso è presente la cotenna: la consistenza è morbida, il profumo sprigiona una inconfondibile fragranza mentre il sapore dolciastro rivela alla fine una certa sapidità, regalando un’esperienza sensoriale tutta da provare.

Il Lardo di Colonnata IGP è un salume tipico del borgo toscano di Colonnata, sito all’ombra delle Alpi Apuane in provincia di Massa Carrara.

Il borgo, famoso anche per l’estrazione del marmo utilizzato da artisti come Canova e Michelangelo, è punteggiato da decine di lardaioli che nelle loro botteghe portano avanti questa tradizione secolare.

Secondo il rigido Regolamento Europeo del 2004 n.1856, questo insaccato si produce utilizzando solo ed esclusivamente carni suine di origine italiana, proveniente dai controllatissimi allevamenti del Molise, del Lazio, dell’Umbria, del Piemonte, della Lombardia, del Friuli Venezia Giulia, del Veneto, dell’Emilia Romagna e della Toscana.

Prediligendo la razza Sus Scrofa Domesticus, si prelevano quegli strati adiposi dorsali che partono dalla regione occipitale fino alle natiche, compresa anche la pancetta.

La scelta delle carni si rivela fondamentale per garantire al Lardo di Colonnata di mantenere tutte le proprietà organolettiche che lo rendono così apprezzato.

Dopo avere scelto le carni, queste devono essere lavorate entro 72 ore, preferibilmente tra i mesi di settembre e maggio. Dopo la rifilatura che prevede l’eliminazione delle parti più spugnose, la carne viene tagliata in pezzi di circa sette chilogrammi ciascuno e massaggiata con sale grosso.

Il prossimo passo è riporre i tagli all’interno di vasche ricavate dal marmo proveniente dai Canaloni di Colonnata, la cui grana permette una stagionatura perfetta.

Queste conche devono però essere state preparate con una “camicia”, ovvero strofinate per ben 6 mesi con dell’aglio fresco. Il lardo viene disposto a strati nelle vasche, alternandolo con un mix di aromi quali pezzetti di aglio, rosmarino fresco e pepe: ogni lardaiolo o famiglia ha la propria ricetta, che può prevedere anche l’aggiunta di salvia, cannella, chiodi di garofano e coriandolo.

Dopo aver ricoperto la conca con una lastra di marmo, inizia la stagionatura che dura da 6 mesi a 3 anni: il tempo ideale è 2 anni, affinché il lardo di colonnata non risulti troppo aromatico.

Anarchia sociale e solidale

L'anarchismo sociale e' una forma di socialismo anti-statalista e libertaria, nonche' la branca dell'anarchismo che vede la liberta' individuale interconnessa all'aiuto reciproco e alla cooperazione.

La bandiera

La bandiera

Come ideologia politica anarchica ha come principio la giustizia sociale, mentre l'anarchismo individualista sottolinea l'autonomia personale e la natura razionale degli esseri umani.

L'anarchismo sociale vede

...la libertà individuale come concettualmente legata all'uguaglianza ed enfatizza l'aspetto comunitario e l'aiuto reciproco.

Carrara è stato uno dei centri più vivaci e battaglieri del movimento anarchico, alcuni dicono che il movimento sia nato proprio qui.

Sicuramente tra queste montagne si è lottato duramente per ottenere tante conquiste sociali per i lavoratori, nello specifico per i cavatori.

Alberto Meschi è una delle figure chiave in questa città. Grazie a lui, gli ideali di libertà e uguaglianza sociale per l’avvio di una nuova umanità, hanno fatto breccia tra i cavatori e i lavoratori del marmo. Costretti a stare lontano settimane dalle loro famiglie, a dormire in baracche a lavorare in ogni condizione di climatica, seguirono gli ideali di Meschi in una battaglia che nel 1911 si concluse con una enorme vittoria. Meschi riuscì a ridurre le giornate lavorative dei cavatori a sei ore e mezza e sei per i minatori, al motto di “né servi né padroni”.

Questo, e molti altri diritti ottenuti, fecero si che i lavoratori si riunissero sotto la bandiera dell’anarchia, anche durante gli anni del regime fascista, quando la città ed i paesi vicini, formarono uno scudo contro l’ideologia di regime, portando la storia di resistenza ad abbracciare quella dei partigiani. C’è chi dice che i veri anarchici erano gli "spartani”. Dei cavatori molto bravi e molto ricercati, che grazie al loro talento lavoravano quel tanto che gli bastava per vivere la settimana successiva. Come si può ben capire erano tanto bravi quanto imprevedibili.

Carrara ha ancora oggi un cuore anarchico. Ancora oggi ci si sente parte di un gruppo che crede nell’aiuto reciproco, nella forza della lotta corale contro le ingiustizie sociali, negli ideali di libertà e di uguaglianza, nel combattere i soprusi nei confronti dei lavoratori. Sventola ancora oggi la bandiera nera e rossa da palazzo in piazza Matteotti, sede oggi del F.A.I. Qui a Carrara si celebrano ancora i funerali anarchici e il primo maggio anarchico.

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