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Inventori e finanziatori

.... anni ottanta  ....... 

Indice

Il PARAGRAND

"..'n..'ngegnere,…'n..'ngegnere!"

Mentre lo supero a piedi, nella nebbia, al ritorno entrambi dal garage in cui ricoveriamo le nostre automobili, mi chiama. La cosa mi sorprende, sia perché siamo semplici conoscenti che si salutano con un " 'sera" od un "salve", sia per la sonorità del richiamo che squarcia il lattiginoso blu della fredda umidità della sera. Lo affianco per ascoltarlo, dando inizio ad un'alternanza di soste e piccoli spostamenti.

"S..S..Senta",

esordisce Torquato, eliminando qualsiasi preambolo e scandendo con sforzo, tra consistenti pause, le parole,

" I..Io ho in..inv..inventato i..il P..PA..PARA..PARAGRAND' !

Non mi aspettavo un simile annuncio, e non capisco subito di che invenzione si tratti; ma non gli chiedo di ripetere, per la difficoltà con cui ha articolato i suoni, pur emessi con notevole energia. Ma Torquato, lottando con le parole, me la spiega immediatamente. Il nome è una parola composta che designa un'apparecchiatura di protezione dalla grandine. La sua origine è semplice e classica (parapioggia, parafulmine, parapetto, paracolpi ecc), e la scelta di troncarla le conferisce una fonetica anglosassone che non sarà d'ostacolo all'imporsi dell'oggetto. Anzi.

"Protegge dalla grandine, chi?" chiedo, pensando ai frutteti e alle reti di protezione installate nelle nostre zone (che qualcuno dice costino molto più dei danni di una grandinata)

"M..Ma l..le a..aut..automobili!"

precisa Torquato, sorpreso che io non abbia capito subito. E continua:

"L..Lei c..che ne p..pensa, 'n..'ngegnere?…
S..Sa, è u..un'ind..un'indagine c..che c..cond..conduco p..per.. v..ved..vedere c..come v-viene a-acc-acccolta qu..ques..questa m..mia in..inv..invenzione".

"Beh", gli rispondo, "io non ci avrei mai pensato. Ma idee brillanti non ne ho mai avute".
Poi aggiungo, cercando di eliminare ogni intonazione ironica (anche se ho l'impressione che Torquato, impegnato com'è ad inseguire la sua spiegazione, non l'avrebbe notata): "E' una buona idea. Permette di risparmiare i soldi per eliminare le ammaccature. Bisognerà trovare i canali giusti per la commercializzazione nel caso si riscontri un interesse del mercato. A parte questo, si tratta di un'idea od ha già un prototipo?"

"N..No i..il p..prot..prototipo è g..g p..pr..pronto e f..fun..funz-funzionante! "

mi assicura Torquato; e me lo descrive nei dettagli:

"E' u..una s..sp..specie di ma..ma..mat..materassino c..che s'in..s'ins..s'installa sul te..tetto della m..mac..macchina.
C'è u..un in..input co..cost..costituito d..da un s..sen..sensore c..che a..avv..avvia au..autom..automaticamente un ou..out..output f..form..formato d..da una p..pom..pompa a a s..stant..stantuffo c..che in m..me..meno di un mi..minuto g..gon..gonfia il m..mat..materrassino p..pro..proteggendo l..l'aut..l'automobile d..dalla gr..grandine.
I..Il si..sis..sistema può an..anche ess..essere u..usato c..come ga..garage est..esterno p..por..portatile p..per c..chi non può p..perm..permettersi un vero ga..garage"

Una specie di airbag esterno dunque. Mimetizzato come, in condizioni normali, mi chiedo. E' installato permanentemente sul tettuccio? O dovrà essere tenuto nel bagagliaio ed installato quando un temporale pericoloso è in arrivo? Quanto tempo occorrerà per l'operazione?
Sono domande che vorrei rivolgergli, ma lo farei in tono scherzoso mentre mi accorgo che per Torquato la cosa è seria. Proseguo la conversazione restando sul generico, incoraggiandolo, senza eccedere, a proseguire nella sua indagine per la ricerca dei binari giusti su cui incanalare l'invenzione per una produzione. Lo accompagno fino davanti alla sua casa, modificando il solito percorso per arrivare alla mia e, quando ci salutiamo, non posso impedirmi di dirgli:
"Coraggio!"
Mentre rientro in casa, ripenso alla prima volta in cui vidi Torquato camminare a scatti, con equilibrio precario, mentre parlava con se stesso ad alta voce. L'avevo riferito a Giovanna: "Sai ho visto Torquato ubriaco!".
"Ma no, è ammalato, poveretto; una specie di paralisi, o che so io; sembra che sia una cosa progressiva", mi disse.

Ora l'avevo verificato e mi stavo pentendo di averlo pensato ubriaco.
Era invece immerso in una nuova avventura fisica e mentale, che per gli altri era l'inizio della via che conduceva al capolinea. Però sembrava che per lui fosse una strada allegra e fantasiosa, tanto da permettergli attività che realizzavano successi forse spesso sognati.
Solo così poteva ignorare l'incubo del tunnel senza uscita in cui si sarebbe dileguato.

Beach stroller

Carles me ne aveva parlato altre volte, in forma vagamente enigmatica; forse era ancora incerto sulla bontà dell'idea.
Qualche tempo fa, però, mi ha visto trafficare nel mio laboratorio con i computer e deve aver immaginato in me sogni simili ai suoi. Probabilmente è il motivo che lo induce a svelarmi l'idea: chissà, potrei anche essere la persona in grado di dargli una mano. Avrà pensato: "Non si dà tante arie come ingegnere, non è di quelli tronfi che spesso sono anche degli incapaci. Per questo non ispira subito fiducia, ma anche se non è il massimo, forse è migliore di tanti altri. E poi non mette soggezione.…"

"Mi la go n'idea par fare i schei. A me la fata vegnère uno, pensa, ancora zirca diese, i sarà sì diese, ani fa!"[1].

Mi ha visto tra i fumi dello stagno saldare componenti misteriosi su basette verdi; gli è stato detto che ho costruito computer che funzionano; penso pertanto che abbia in mente qualche aggeggio elettronico da installare sulle moto che vende, o a qualche strumento utile nell'officina per le riparazioni.
Incuriosito, lo lascio proseguire:

"L'è na specie de carozina da spiaggia, con i zìngoi.
Con le carozine normai no te si bon d'andare avanti nea sabia: ta te sfondi. Mi go visto ste mame che le spenze, ma no ghè gnente da fare! Difati, sa te ghe fè caso, basta ca te vaghi a Rosoina, te vedi tuta na fia de carozine ferme, dove ca scominzia la sabia.
Se inveze se studia ben i zìngoi, magari chi se possa gonfiar sul momento, …che so, …o calcoss'altro de simie, …le mame le podarìa 'ndare fin soto l'ombreòn e no le gavarìa paura ch'i ghe portasse via la carozina. Go anca pensà un nome e sicome che con tuti sti computer a va de moda l'inglese, me son fato dire da me neòda, che la fa la terza superiore, come ca se podaria dire passegino da spiagia. Bice stroler, la m'ha dito, insoma na roba del genare. Me par bastanza bèo? Cossa ne pénsito? "[2].

Una vera sorpresa. Non ero preparato ad un'idea simile. Quando successivamente sono stato al mare, non ho potuto fare a meno di notare la fila delle carrozzine in sosta. Prima non le avevo mai notate; ma io non ho uno spirito di osservazione pratico. Ero incerto comunque se fosse un'idea seriamente pensata, come tutto lasciava supporre, o, come si dice, una boutade.
L'ho ascoltato ancora per un po' scambiando qualche scherzosa frase. Uscito dal suo negozio continuavo a pensare alle carrozzine con i cingoli. Sorridevo da solo, lungo la strada, mentre rigiravo tra le mani la pompa per bici che avevo acquistato.

Allora, improvvisamente, mi sono accorto di scoprire in Carles un uomo nuovo ma antico.
Nuovo per la decisione di esporre a me un suo segreto, come fossi un amico intimo; antico per il desiderio che ognuno ha di realizzare qualcosa di importante nella vita. Ho visto un fluire di sogni, di idee frenate dal timore di essere derise, in un uomo che trova il coraggio di confidarle solo ad un amico. Un amico che può, sì, sorridere del suo sogno, ma che lo apprezza per l'umanità della confidenza.
Ogni vita tende ad appiattirsi in una normalità noiosa quando ci si dimentica che basterebbe contenesse serenità, la maggiore nostra conquista.
Nella progressiva omogeneità del tempo e delle cose ci si sente sparire. Così può prender forma una speranza di originalità per un'esistenza che ci appare inconsistente.

L'unico finanziatore

Nel primo quinquennio degli anni 80, io ed il mio socio Silvio, amico dai tempi del Liceo, avevamo portato a termine un insieme di schede eurocard che montate su un rack realizzavano un microcomputer. Era dotato di video, driver per floppy disk da 5 pollici, tastiera, stampante, schede di I/O, schede ADC e DAC. Derivava dall'AIM-65 e l'avevamo chiamato Robbie-1. L'idea era di disporre di un computer pronto e modulabile per l'automazione industriale e la didattica relativa. Eravamo abbastanza entusiasti ma, obiettivamente, difetti ne aveva più di uno. Occorreva essere molto più bravi tecnicamente. Silvio era un fisico, ed i fisici, come noto, baruffano con l'elettronica (vedi il nostro Pietro Baima ;) ). Io ero un elettrotecnico ed il corso universitario di elettronica generale l'avevo seguito faticosamente, spesso addormentandomi durante le lezioni del professore che spiegava, ahimé, proiettando appunti scritti a mano e privi di qualsiasi estetica, con una soporifera lavagna luminosa. Nell'elettronica digitale ero un autodidatta che aveva iniziato giocando con gli esperimenti dei bugbook della Jackson. Per farla breve, al Robbie-2 non ci arrivammo ed io e Silvio finimmo per separare le nostre strade professionali.

Tra la mia "ferraglia"

La mia "ferraglia" sui tavoli di lavoro

Il primo Robbie-1

Ogni tanto qualcuno incuriosito, visitava il nostro laboratorio. Io illustravo le possibili applicazioni industriali delle schede, facendo anche presente difficoltà tecniche ed economiche.
Il mondo dell'automazione era ad una svolta ed io mi sentivo dentro ad un'opportunità. Mi attiravano i problemi di automazione, escogitare soluzioni, costruire, programmare, ma i problemi economici rischiavano di avere il sopravvento. Sarebbe stato bello trovare un finanziatore (ma anche un amministratore ed un progettista hardware)

Un pomeriggio sento salire le scale e bussare.
Al mio "Avanti" la porta si apre:
"Permesso...Disturbo?"
La sorpresa è notevole nel vedere Gianni il pizzaiolo avvicinarsi alla scrivania e togliersi il berretto scoprendo i capelli abbastanza diradati.

Gianni aveva aperto, alcuni anni prima, la prima pizzeria al taglio del paese, lungo la via principale.
Spartana nell'arreddamento e con qualche installazione elettrica non proprio a regola d'arte; mi intimorivano abbastanza, ad esempio, i neon dell'insegna quasi a portata di mano.
Ad ogni modo spesso concludevamo le domeniche in allegria con i tagli delle sue pizze. Non era una grandissima specialità, per me almeno, ma Marco e soprattutto Nicolò, gradivano la pasta soffice dei riquadri che Gianni, con tagli sibilanti nelle padelle rettangolari estratte dal forno, sistemava bollenti e fumanti, nei vassoi di cartone separandoli con una velina e fasciando il malloppo commestibile con fogli di alluminio. Il piccolo Nicolò gradiva in particolar modo il regalo che Gianni gli faceva sempre: un pezzettino di pizza Margherita, extra, solo per lui, come antipasto. Nell'attesa che la pizza cuocesse, si parlava un po' di tutto e si diventava un po' amici.

"No no, anzi, mi fa molto piacere la sua visita" rispondo.
"Sono venuto a trovarla nel suo antro, come vede, incuriosito dalla sua attività"
Gli mostro allora le attrezzature, quello che sto facendo e con quale scopo. Dopo aver ascoltato ed osservato con attenzione, mi dice che è da un po' che ci pensa e che, dopo aver ponderato bene, finalmente si è deciso a parlarmene.

Ci risediamo alla scrivania e qui mi espone le sue considerazioni.

"Secondo me", dice" nel lavoro che sta facendo c'è il vero futuro. Io non capisco nulla di elettronica, mi piacerebbe riuscirci, ma mi mancano le basi. Quando era tempo di studiare non l'ho fatto. Ora lei lo sa meglio di me come sono molti ragazzi nell'età dell'adolescenza. Quello che gli si insegna non va mai bene, hanno fretta di arrivare ad una meta che, in genere, non sanno bene quale sia, e la strada che si cerca di indicare loro è sempre sbagliata. Non sempre hanno torto, però quel che dovrebbero capire è che, per progredire, occorre studiare in qualsiasi campo. Studiare è faticoso, ma non ci sono alternative. Così molti sprecano le opportunità disponibili, per accorgersene, amaramente, più avanti negli anni, quando in genere è troppo tardi. Così è capitato anche a me che ho abbandonato la scuola dei periti, perché mi sembrava di faticare su ciò che non serviva. Sono così arrivato a fare il pizzaiolo, dapprima come garzone, poi mettendomi in proprio. Devo dire che sono stato fortunato; senz'altro però ci ho messo la volontà e la determinazione che non avevo a diciassette anni. La pizzeria che lei conosce bene, mi sta dando soddisfazioni economiche. Non lo avrei mai creduto, ma in pochi anni sono riuscito a racimolare un discreto gruzzoletto. Mi sono allora detto: cosa posso fare con questi soldi? Beh, ce ne sarebbero di cose, ristrutturare la casa ad esempio, reinvestire sulla pizzeria, comprare titoli di stato... però, però, c'è qualcosa di troppo solito in tutto questo; non mi entusiasma, non so, ...e poi c'è la mia carriera scolastica da riscattare."

Alzando gli occhi dalla scrivania, fa una panoramica dei tavoli dove sostano i vari pezzi di Robbie-1.

"Ecco, a me appassionano le cose che lei sta facendo; deve essere una bella soddisfazione pensare qualcosa, realizzarlo e vederlo funzionare, molto più che estrarre padelle infuocate dal forno, tagliare ed impacchettare pizza. E' un'attività che rende, per carità, più di quanto pensassi, ma alla fine è sempre uguale, poco creativa ecco...
Insomma vengo al dunque. Va bene, mi sono detto, io quelle cose non le so fare, però ho trovato chi le sa fare. Io ho fiducia in quello che lei fa e, soprattutto, ho fiducia in lei come persona, per cui avrei deciso di investire i miei risparmi nella sua attività, aiutarla in un'avventura che appassiona anche me e che, ne sono convinto, avrà successo."

Mi guarda negli occhi e mi dice la cifra che intende rendere disponibile:

"Cinquanta milioni!"[3]

Incredibile!
Quante volte ho pensato "ci vorrebbe un finanziatore!" Eccolo, non l'avrei mai immaginato! La proposta è allettante ma, conoscendomi bene, so già cosa gli risponderò, anche se non so come trovare le parole giuste.

"Mi lusinga molto la sua offerta, e sarei felice di contribuire a realizzare il suo sogno, ma io non ho in me la stessa fiducia che lei mi sta dimostrando. Cinquanta milioni non sono pochi: è la somma del mutuo che ho richiesto per la costruzione della casa. Credo sia meglio per entrambi che lei non scommetta su questa mia attività e che continui e potenzi la sua. Lei si dimostra generoso e coraggioso, ma io non me la sento di procurarle una possibile delusione."

Un'ombra vela il suo viso mentre abbassa lo sguardo sulle mani robuste congiunte sulla scrivania.

"Mi dispiace" mi dice rialzandosi "speravo accettasse perché sono sicuro che avrei investito bene i miei soldi. Ad ogni modo la proposta gliel'ho fatta e la mantengo. Nel caso ci ripensasse, io sarò sempre disponibile."

Si concludeva così la prima e l'unica proposta di finanziamento per la mia attività.

A distanza di anni posso dire che avevamo entrambi ragione: lui a credere che nella mia attività ci fosse il futuro, io a dubitare di poterne essere un protagonista in grado far coincidere il suo sogno con la mia avventura.

Cantinaro 1982 (senza futuro successo)

Cantinaro 1982 (senza futuro successo)

Note

[1] Io ce l'ho un'idea per fare soldi. Me l'ha fatta venire uno, pensa, saranno dieci, saranno sì, dieci anni fa!"
[2]"E'una specie di carrozzina da spiaggia, cingolata. Con le carrozzine normali non sei capace di andare avanti nella sabbia: si sprofonda. Ho visto queste mamme che spingono, ma non c'è nulla da fare. Difatti, se ci fai caso, basta che tu vada a Rosolina, vedi tutta una fila di carrozzine ferme dove inizia la sabbia. Se invece si studiano bene i cingoli, magari che si possano gonfiare almomento… che so io… o qualcos'altro disimile...le mamma allora potrebberoandare fin sotto l'ombrellone e non temerebbero il furto della carrozzina. Ho anche penato a un nome e siccome con tutti questi computer va di moda l'inglese, mi son fatto dire da mia nipote, che frequenta la terza superiore, come si dice passeggino da spiaggia. Beach stroller mi ha detto, insomma o una cosa del genere. Mi sembra abbastanza bello. Tu cosa ne pensi? "
[3]lire, ovviamente :)

Libro

il racconto è inserito anche in questo libro cartaceo

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Commenti e note

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di ,

A volte sembra facile dire di sì, ma accade che sia difficile saper dire di no. Con tutte le implicazioni del caso. Una decisione è giusta per il momento nella quale la si prende. Può darsi che non sia la migliore, ma senz'altro è vissuta come quella giusta.

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di ,

Ho come l'impressione che in questa narrazione più d'una persona possa ritrovarsi, provare una sensazione "particolare" per quel che non è stato colto o visto come una opportunità, come un momento nel quale si sarebbe potuto osare. Penso che se le cose sono andate come sono andate non poteva essere diversamente, per quanto ovvio possa apparire, nel meglio o nel peggio. Si può provare rimpianto o, se non proprio, probabilmente ci si ritrova comunque a ripensare alle scelte fatte(non fatte) e a quello che non è stato realizzato; credo sia normale. Come "esercizio", forse, può essere d'aiuto recuperare questi passaggi del passato quali esperienze della vita e, con quelle, guardare avanti per "vedere" comunque, da lì in poi, ciò che si può fare, che è nelle possibilità. Che poi sia lo spirito con il quale attrezzarsi per "attraversare" un momento particolare o per provare a concretizzare un'idea solo confidata ad un amico rimane la motivazione di una condizione che appartiene all'intimo di ognuno di "noi". Un bel racconto, grazie Zeno. Saluti

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di ,

Come ogni scritto a firma di Zeno Martini,anche questo ha catturato istantaneamente la mia attenzione,e come sempre l'ho letto tutto di un fiato. Una piacevole lettura,e questa volta condita anche di immagini,molto rappresentative,a giudicare da queste non si direbbe si tratti di "ferraglia". Grazie.

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di ,

Grazie, Attilio, per l'attenzione che dedichi a questi miei ricordi ;)

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di ,

Mi sono sempre chiesto se nel modo in cui ci "vedono" gli altri, ci sia qualcosa di vero che noi stessi talvolta non sappiamo o non riusciamo a "vedere". Un racconto che mi fa rivivere disillusione e amarezza per quanto lasciato incompleto, per quello che forse sarebbe potuto essere ma che non è stato per una precisa scelta o volontà, uno nessuno e centomila dentro di noi. Bel ricordo, ancora una volta grazie ;)

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