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Cronemica?

Indice

Nota

Questo è un articolo che avevo iniziato quattro anni fa, dopo aver letto "L'ordine del tempo" di Carlo Rovelli, ma che non ho saputo concludere.
Me ne sono ricordato quando clavicordo qualche mese fa pubblicò un articolo sulla storia della misura del tempo.
Stavo ora cercando di capire quale obiettivo mi proponessi allora di preciso, ma non lo ricordo bene. Ho certamente pensato che fosse qualcosa di interessante sia dal punto di vista scientifico che filosofico.
Ho deciso di proporre comunque quanto avevo scritto, modificando praticamente solo il titolo che non era l'attuale ambiziosa parola, che ho scoperto ieri googlando per ricercare "semantica del tempo", ma semplicemente "Il tempo".
Si tratta, in prevalenza, di citazioni con pensieri, sensazioni, riflessioni per suscitare, eventualmente in chi per caso dovesse leggerle, altre riflessioni, sensazioni, pensieri.
Lo faccio soprattutto per animare la sezione blog di EY che, per moltissime ragioni più che comprensibili, non è più attiva come quella di qualche lustro fa.

Metafore introduttive

Il tempo, il tempo, il tempo.
Quante volte usiamo questa parola!
È usata in svariati contesti ed assume significati diversi pur essendo legati al concetto originario. Basta consultare il vocabolario per averne un’idea più dettagliata: Tempo nel vocabolario.
Quindi cos’è il tempo?
Sembrerebbe un'entità fisica indipendente da noi,
un vento che ci trascina nel suo flusso,
un fiume che ci travolge, che ci consuma,
una fiamma di cui siamo la cera,
il contenitore della nostra vita delle sue gioie dei suoi dolori,
un contenitore dove la nostra vita si condensa e poi evapora.

Il tempo dentro di noi

Ci scopriamo a pensare:
come passa il tempo! Sembra ieri che abbiamo fatto questo e son passati già dieci anni!
Ma il bambino che vedo in questa foto con il mio nome scritto sul retro, sono proprio io?
Come mi ha trasformato il tempo!
Ci vorrebbe più tempo per fare le cose.
Però a volte certe ore non passano mai.
Scrive Leopardi nel “Canto notturno di un pastore errante dell’Asia”, rivolgendosi alla luna:

E tu certo comprendi
il perché delle cose, e vedi il frutto
del mattin, della sera,
del tacito, infinito andar del tempo.

È nell'andar del tempo che noi ricerchiamo il perché delle cose. E più tempo hai addosso, più il tempo passa veloce, come se l'accumulo di tempo dentro di noi avvenisse a velocità crescente. Mentre sappiamo bene che la nostra batteria di accumulo di tempo è limitata.
Ma perché il tempo passa? O meglio cos'è questa cosa che diciamo che "passa" chiamiandola "tempo"?

Il tempo fuori di noi

La sorpresa è che il tempo non esiste come grandezza fisica.
O meglio non esiste quello che siamo indotti a pensare che esso sia, cioè un'entità che scorre identica in tutto l'universo indipendentemente dalle cose che esso apparentemente cambia.
Questo ipotetico "tempo" non produce nulla che noi possiamo misurare per determinarne il valore.
Noi lo misuriamo contando le oscillazioni di un pendolo, ma non è il tempo che fa oscillare il pendolo.
Noi osserviamo un fenomeno fisico e, per descriverlo, mettiamo in relazione i suoi stati con gli stati di un altro evento, come le oscillazioni di un pendolo, e chiamiamo tempo, per comodità ed arbitrariamente, gli stati di quest'ultimo.
Non esiste dunque qualcosa di superiore che mette in moto le cose dell'universo, non è questa grandezza esistente di per sé prima delle cose, e che noi chiamiamo "tempo", che stabilisce l'ordine in cui esse accadono.
Siamo noi che, per comodità, chiamiamo tempo una variabile in cui inseriamo il conteggio delle oscillazioni e rispetto ad essa ordiniamo gli eventi che ci circondano.
Esiste una relazione tra lo spazio percorso da un oggetto in moto ed il numero di oscillazioni che contiamo del nostro pendolo, mentre osserviamo l'oggetto che si muove; non esiste una grandezza fisica direttamente misurabile che scorre mentre l'oggetto si sposta. È per comodità che è stata inventata la variabile tempo, ma il fatto che la sua misura sia indiretta, cioè dedotta da un diverso fenomeno fisico, quali le oscillazioni di un pendolo, ci fa sospettare che si tratti di una entità che dipende dal luogo in cui si è, che quindi i tempi di luoghi diversi dello spazio, non siano in relazione tra loro.
Il numero delle oscillazioni che contiamo dello stesso pendolo, dipende, inoltre, dal punto in cui siamo e dalla velocità con cui ci muoviamo, come dimostrato e verificato dalla teoria della relatività: esso diminuisce all'aumentare della gravità e della velocità.
Gli eventi fisici dunque accadono solo perché le cose interagiscono tra loro per altre ragioni e non perché sollecitate dal tempo.

Spazio e tempo nella storia e nella filosofia

Spazio e tempo sono concetti indagati già dai filosofi antichi.

Estratti dal cap. 7 del vol. I di Storia della tecnica (Agostino Capocaccia)

Il tempo è un'entità strana che partecipa della doppia individualità di potenza surreale, quasi sovrannaturale, e di attributo stesso della realtà. Un'entità che è al di fuori di noi e in noi; secondo taluni preesistente all'atto stesso della creazione e destinata a perdurare oltre la fine dell'universo; secondo altri legata indissolubilmente a tutte le cose del mondo e al loro divenire.
Il tempo è la sola entità che non ammette contrapposto. La luce ha la sua realtà antitetica nell'oscurità; il vuoto nel pieno; la musica nel silenzio; la vita nella morte; il dolore nella gioia; il protone nell'antiprotone; la materia nell'antimateria. Il tempo è privo del suo antitetico.
Il concetto di tempo subisce attraverso i secoli un graduale trasferimento dalla interpretazione oggettiva a quella soggettiva. Mentre per i pre-socratici vige l'oggettività del tempo al punto che per Pitagora il tempo è la sfera che circonda l'universo, (per cui varcare i confini del tempo significa portarsi al di là di quella sfera, cosa assolutamente inconcepibile), mentre Eraclito lo concepisce come un fiume che scorre senza posa "nelle cui acque non ti bagnerai due volte" (in armonia al concetto dell'irripetibilità degli eventi e dell'irreversibilità dei fenomeni naturali), mentre per Platone il tempo è il movimento dell'universo misurato dal numero e immagine mobile dell'eternità e per Aristotele è il numero del prima e del poi, sarà invece Plotino il primo ad offrire del tempo un'impressione soggettiva. Egli introduce il concetto di tempo psicologico distinto dal tempo fisico. Per Plotino ha valore solo il primo che egli identifica come una successione di stati psichici. Plotino schiude l'orizzonte al più grande teorico del tempo di tutto il Medio Evo: Sant'Agostino.
Sant'Agostino riconduce tutto al presente e fa distinzione tra questi tre momenti: il presente del passato, il presente del presente, il presente del futuro.Passato e futuro alimentano il nostro vivere attuale. Ogni stato psichico è stato di tensione tra ricordo e attesa. L'attesa è fatta di timore e speranza.
L'istante attuale del nostro vivere può essere paragonato alla nota di una melodia che idealmente rappresenti tutto lo svolgimento della nostra esistenza.

Aristotele

È il cambiamento delle cose che scandisce o genera il tempo, non è il tempo che fa cambiare le cose.
Se le cose non cambiano il tempo non c'è.
E così è per lo spazio. Lo spazio è ciò che separa le cose.
Se le cose non ci sono non c'è lo spazio.

Newton

invece cambia il modo di concepire spazio e tempo.
Spazio e tempo per Newton esistono anche se non ci sono le cose. Lo spazio è il palcoscenico in cui si verificano le interazioni tra le cose ed il tempo è ciò che misura il loro cambiamento.

Leibnitz

non era d'accordo con Newton tanto che si dice perfino che abbia eliminato dal suo nome la t, simbolo del tempo nelle equazioni della meccanica, firmandosi Leibniz.

Kant

(copio in pratica da Wikipedia)
Lo spazio è la forma della sensibilità delle cose esterne: tramite l'intuizione percepiamo in modo immediato la disposizione nello spazio delle cose esterne.
Il tempo è la forma della sensibilità interna per cui percepiamo la successione dei fatti percettivi nella nostra interiorità.

Buddha

Da "L'ordine del tempo di Carlo Rovelli"
Buddha lo ha riassunto in poche formule, che milioni di uomini hanno preso a fondamento della propria vita: la nascita è dolore, la morte è dolore, la separazione da ciò che amiamo è dolore, non ottenere quello che desideriamo è dolore. E' dolore perché quello che abbiamo e a cui ci attacchiamo poi lo perdiamo. Perché tutto quello che inizia poi finisce. Quello che soffriamo non è né nel passato né nel futuro: è lì ora nella nostra memoria, nelle nostre anticipazioni. Aneliamo all'atemporalità, soffriamo il passaggio; soffriamo il tempo.
Il tempo è dolore.
Questo è il tempo, e per questo ci affascina e ci inquieta. Non è altro che una labile struttura del mondo, ciò che ha la caratteristica di dare origine a quello che noi siamo: esseri fatti di tempo. A farci essere, a regalarci il dono prezioso della nostra esistenza, a permetterci di creare quell'illusione fugace di permanenza che è la radice di ogni nostro soffrire.

Contemporaneità illusoria

Einstein all’ufficio brevetti si occupava della sincronizzazione degli orologi. Ma scopre che la sincronizzazione è impossibile.
Io faccio una cosa A, poi ne faccio un'altra B. In un'altra parte dell'universo un altro essere fa una cosa C quindi una cosa D. Possiamo confrontare A con B e C con D ma non A o B con C o D.
Da "L'ordine del tempo" di Carlo Rovelli:
Il punto è che, quando due avvenimenti accadono in posti abbastanza lontani l'uno dall'altro, non ha alcun senso dire quale dei due accade prima. Non ha alcun senso chiedersi cosa stia accadendo proprio adesso, per esempio, nella galassia di Andromeda. Il motivo è che il tempo non scorre nello stesso modo per tutti. Noi abbiamo il nostro tempo e la galassia di Andromeda ha il suo tempo e, in generale, i due tempi non si possono mettere in relazione. L'unica cosa che si può fare è scambiarsi dei segnali, che comunque impiegheranno milioni di anni per andare avanti e indietro, tra qui e Andromeda. Immaginate che un extraterrestre ci mandi un segnale da Andromeda, noi riceviamo oggi questo segnale e rispondiamo subito. Possiamo dire che il momento in cui l'extraterrestre ha mandato il segnale, viene prima di oggi e il momento in cui riceve la risposta viene dopo di oggi: ma fra i milioni di anni che trascorrono da quando l'extraterrestre ci ha mandato un messaggio e il momento in cui ha ricevuto la nostra risposta, non esiste un momento particolare che corrisponda a "proprio oggi", su Andromeda.
Il tempo è il cambiamento delle cose e le cose cambiano interagendo tra loro.
Posso dunque stabilire una successione di eventi tra cose che interagiscono, ma non tra cose che non interagiscono tra loro. Il tempo è qualche cosa che riguarda l'attività locale non un assoluto comune a qualsiasi attività nell'universo. Ogni luogo ha il suo tempo e non c'è modo di mettere in relazione i tempi propri di due luoghi diversi. Le interazioni modificano le configurazioni delle cose. L’idea che l’universo esista adesso in una certa configurazione e cambi tutto insieme con il passare del tempo non funziona.

Conclusione

Conclusione per modo di dire. È tale perché non so aggiungere altro.
Accenno comunque al fatto che c'è anche chi non la pensa in questo modo, come il professor Bruno Bento dell'università di Liverpool che sostiene una teoria in cui il tempo sarebbe effettivamente fisico, non una “ illusione ” o “qualcosa che accade all’interno del nostro cervello ” ma un insieme che cresce.

Naturalmente io non so trarre conclusioni in proposito e, se anche lo fossi, credo che non cambierebbe la sensazione delle trasformazioni che subiamo per l'azione di un'entità fisica reale od ordinandole secondo una variabile di comodo che chiamiamo tempo.

Alcuni riferimenti

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Commenti e note

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di ,

Zeno, ti ringrazio per questo contributo. L'ho letto velocemente e mi prometto di rileggerlo con più attenzione.
Non conoscevo il professor Bento, ma la sua idea di tempo che hai qui riportato mi ha ricordato il pensiero di Tommaso d'Aquino; sia ben inteso che è solo una mia personale associazione di idee. Ora, spero di non scrivere troppe sciocchezze, il tempo tommasiano è una grandezza intrinseca dell'universo, il divenire. Esistiamo nel tempo e col tempo e tale grandezza è il modo di esistere di tutte le cose naturali. All'interno di questo pensiero filosofico, gli enunciati sull'inizio o non-inizio delle cose sono indecidibili. Lo stesso Tommaso scrive che l'inizio del mondo appartiene alla sfera della fede, ma non è un fatto né dimostrabile né conoscibile attraverso l'uso della sola ragione. Ad alcuni potrà far sorridere: fisica, meta-fisica e il Beato Angelico? Ma alcuni modelli cosmologici attuali e metafisici, nel senso moderno del termine, non sono poi così lontani dal pensiero del santo.

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di ,

Molto interessante. La domanda su cosa è il tempo, come potrebbe essere quella "che cosa è lo spazio", è una di quelle fondamentali, a cui i pensatori hanno tentato di dare qualche risposta. Sono tutti tentativi lodevoli che hanno ampliato la nostra conoscenza. A me pare che la maggiore conquista che ha fatto la filosofia tra fine '800 e inizio '900 sia quella della consapevolezza del nostro limite nella conoscenza, cosa che la fisica ha contribuito fortemente a consolidare. Ossia, una teoria matematica che "spiega" la relazione tra alcune grandezze che descrivono i fenomeni fisici viene accolta con soddisfazione anche se comporta la rinuncia alla completa applicabilità dei concetti che ci sono familiari. Basti pensare al teorema di Goedel, al principio di indeterminazione di Heisenberg, alla relatività einsteiniana. E anche il tempo può rientrare in questo discorso: mi pare che una certa teoria fisica propone di eliminarlo. Insomma, se non diamo per scontate (non spiegabili, non dimostrabili) certe cose, come gli assiomi della matematica, si va poco lontano. Oppure si va molto lontano, nella religione: per me così lontana da essere esistente solo nella mente di chi ci crede.

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